Traduzione di Paragrafo 12, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Templum in modum arcis propriique muri, labore et opere ante alios; ipsae porticus, quis templum ambibatur, egregium propugnaculum. Fons perennis aquae, cavati sub terra montes et piscinae cisternaeque servandis imbribus. Providerant conditores ex diversitate morum crebra bella: inde cuncta quamvis adversus longum obsidium; et a Pompeio expugnatis metus atque usus pleraque monstravere. Atque per avaritiam Claudianorum temporum empto iure muniendi struxere muros in pace tamquam ad bellum, magna conluvie et ceterarum urbium clade aucti; nam pervicacissimus quisque illuc perfugerat eoque seditiosius agebant. Tres duces, totidem exercitus: extrema et latissima moenium Simo, mediam urbem Ioannes [quem et Bargioram vocabant], templum Eleazarus firmaverat. Multitudine et armis Ioannes ac Simo, Eleazarus loco pollebat: sed proelia dolus incendia inter ipsos, et magna vis frumenti ambusta. Mox Ioannes, missis per speciem sacrificandi qui Eleazarum manumque eius obtruncarent, templo potitur. Ita in duas factiones civitas discessit, donec propinquantibus Romanis bellum externum concordiam pareret.

Traduzione all'italiano


Sorgeva il tempio a forma di rocca, con mura particolari, che avevano richiesto maggiore fatica e abilità delle altre; il porticato avvolgente il tempio costituiva di per sé una valida difesa. Potevano disporre di una fonte d’acqua perenne, di sotterranei nella montagna, di piscine e cisterne per l’acqua piovana. L’atipicità dei costumi aveva fatto prevedere ai fondatori guerre frequenti e, quindi, tutto era attrezzato per un assedio anche lunghissimo; e molto avevano suggerito la paura e l’esperienza dopo l’espugnazione operata da Pompeo. Profittando dell’avidità del regime claudiano, acquistarono il diritto di costruire fortezze e così innalzarono, in tempo di pace, mura come per una guerra. E la popolazione s’era ingrossata, per il riversarsi di una massa di gente dalle altre città distrutte; là avevano, infatti, trovato rifugio i più irriducibili avversari di Roma e lo spirito ribelle vi era più diffuso. Tre i capi, altrettanti gli eserciti: Simone presidiava la cinta esterna, la più ampia; Giovanni [chiamato anche Bargiora] il centro della città ed Eleazaro il tempio. Giovanni e Simone traevano la loro forza dal gran numero di armati, Eleazaro dalla posizione: ma non si contavano, fra loro, scontri, tradimenti, incendi, e le fiamme s’erano divorate una gran scorta di frumento. Più tardi Giovanni, fingendo di offrire un sacrificio, manda uomini a massacrare Eleazaro e i suoi, impadronendosi così del tempio. La città si divise allora in due fazioni, finché, con l’avvicinarsi dei Romani, la guerra esterna riportò la concordia.