Traduzione di Paragrafo 11, Libro 5 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur castris, uti diximus, ante moenia Hierosolymorum positis instructas legiones ostentavit: Iudaei sub ipsos muros struxere aciem, rebus secundis longius ausuri et, si pellerentur, parato perfugio. Missus in eos eques cum expeditis cohortibus ambigue certavit; mox cessere hostes et sequentibus diebus crebra pro portis proelia serebant, donec adsiduis damnis intra moenia pellerentur. Romani ad obpugnandum versi; neque enim dignum videbatur famem hostium opperiri, poscebantque pericula, pars virtute, multi ferocia et cupidine praemiorum. Ipsi Tito Roma et opes voluptatesque ante oculos; ac ni statim Hierosolyma conciderent, morari videbantur. Sed urbem arduam situ opera molesque firmaverant, quis vel plana satis munirentur. Nam duos collis in immensum editos claudebant muri per artem obliqui aut introrsus sinuati, ut latera obpugnantium ad ictus patescerent. Extrema rupis abrupta, et turres, ubi mons iuvisset, in sexagenos pedes, inter devexa in centenos vicenosque attollebantur, mira specie ac procul intuentibus pares. Alia intus moenia regiae circumiecta, conspicuoque fastigio turris Antonia, in honorem M. Antonii ab Herode appellata.

Traduzione all'italiano


Posto dunque il campo, come s’è detto, davanti alle mura di Gerusalemme, Tito presentò le sue legioni pronte alla battaglia. I Giudei si schierarono proprio a ridosso delle mura, decisi ad avanzare in caso di successo, ma sicuri della ritirata, se respinti. Li affrontò la cavalleria, col sostegno di truppe leggere, in un combattimento d’esito incerto; poi il nemico ripiegò e, nei giorni successivi, s’accendevano di frequente scontri davanti alle porte, finché le continue perdite li ricacciarono dentro le mura. I Romani si accinsero all’assalto, parendo indegno attendere la resa dei nemici per fame e volevano sfidare il pericolo, alcuni per coraggio, molti per fierezza e brama di ricompense. A Tito, poi, s’affacciava alla mente Roma con tutte le sue ricchezze e i suoi piaceri; e gli pareva di tardare a goderli, se Gerusalemme non fosse caduta al più presto. Ma la città, già in posizione ostica, era difesa da un sistema di solide fortificazioni, bastevole a proteggerla tranquillamente anche in pianura. Infatti, i suoi due colli alti e scoscesi erano chiusi da mura volutamente oblique e ad angoli rientranti, perché i fianchi degli assalitori restassero scoperti e sotto tiro. Il lato esterno della roccia era a picco e le torri, alte sessanta piedi, dove aiutava la costa del monte, salivano a centoventi nelle depressioni, sicché, viste da lontano, davano la sorprendente impressione d’essere di eguale altezza. Altre mura all’interno attorniavano la reggia e su tutte spiccava per altezza la torre Antonia, così chiamata da Erode in onore di Marco Antonio.