Traduzione di Paragrafo 74 - Traduzione 2, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


74. “Regna bellaque per Gallias semper fuere donec in nostrum ius concederetis. Nos, quamquam totiens lacessiti, iure victoriae id solum vobis addidimus, quo pacem tueremur; nam neque quies gentium sine armis neque arma sine stipendiis neque stipendia sine tributis haberi queunt: cetera in communi sita sunt. Ipsi plerumque legionibus nostris praesidetis, ipsi has aliasque provincias regitis; nihil separatum clausumve. Et laudatorum principum usus ex aequo quamvis procul agentibus: saevi proximis ingruunt. Quo modo sterilitatem aut nimios imbris et cetera naturae mala, ita luxum vel avaritiam dominantium tolerate. Vitia erunt, donec homines, sed neque haec continua et meliorum interventu pensantur: nisi forte Tutore et Classico regnantibus moderatius imperium speratis, aut minoribus quam nunc tributis parabuntur exercitus quibus Germani Britannique arceantur. Nam pulsis, quod di prohibeant, Romanis quid aliud quam bella omnium inter se gentium existent? Octingentorum annorum fortuna disciplinaque compages haec coaluit, quae convelli sine exitio convellentium non potest: sed vobis maximum discrimen, penes quos aurum et opes, praecipuae bellorum causae. Proinde pacem et urbem, quam victi victoresque eodem iure obtinemus, amate colite: moneant vos utriusque fortunae documenta ne contumaciam cum pernicie quam obsequium cum securitate malitis”. Tali oratione graviora metuentis composuit erexitque.

Traduzione all'italiano


74. “Vi furono sempre signorie dispotiche nelle Gallie finché non siete passati sotto il nostro regime di diritto. Noi, benché tante volte provocati, abbiamo imposto a voi relativamente al diritto della vittoria questa sola cosa con cui potessimo tutelare la pace; infatti, né si può avere la pace delle genti senza armi né le armi senza soldo militare né soldo militare senza tributi: tutto il resto è posto in comune. Voi stessi siete a capo delle nostre legioni generalmente, voi stessi reggete queste o altre province; nulla c’è di separato o di chiuso (nessun privilegio o nessuna esclusione). E i vantaggi dei capi migliori sono in parità, sebbene voi viviate lontano: i capi crudeli incombono sui più vicini. Come tollerate la carestia o le piogge eccessive e altri mali della natura, così tollerate il lusso o l’avidità di coloro che hanno il potere. Ci saranno vizi finché ci saranno uomini, ma neppure questi sono ininterrotti e sono compensati dal sopraggiungere di momenti migliori: a meno che voi non speriate in un governo più moderato sotto il regno di Tutore e Classico, o possano essere preparati con minori tributi che ora gli eserciti con i quali Germani e Britanni vengono respinti. Infatti, cacciati i Romani – cosa che gli dei stessi tengano lontana da noi! (ce ne guardino gli dei) –, che cos’altro esisterebbe se non guerre di tutti contro tutti? Si è rafforzata grazie alla fortuna e alla disciplina di ottocento anni questa compagine dell’impero che non può essere rovesciata senza la rovina di coloro che la rovesciano: ma correte il pericolo maggiore voi, nelle cui mani vi sono oro e ricchezze, cause principali di guerre. Quindi amate e onorate la pace e la città che, vinti e vincitori, abbiamo con ugual diritto: gli esempi della buona e della cattiva sorte vi ammoniscano a non preferire la ribellione col danno all’obbedienza con la sicurezza”. Con un tale discorso ha portato la calma e ha dato sollievo a loro che temevano pericoli maggiori.