Traduzione di Paragrafo 80, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Isdem diebus Mucianus Vitellii filium interfici iubet, mansuram discordiam obtendens, ni semina belli restinxisset. Neque Antonium Primum adsciri inter comites a Domitiano passus est, favore militum anxius et superbia viri aequalium quoque, adeo superiorum intolerantis. Profectus ad Vespasianum Antonius ut non pro spe sua excipitur, ita neque averso imperatoris animo. Trahebatur in diversa, hinc meritis Antonii, cuius ductu confectum haud dubie bellum erat, inde Muciani epistulis: simul ceteri ut infestum tumidumque insectabantur, adiunctis prioris vitae criminibus. Neque ipse deerat adrogantia vocare offensas, nimius commemorandis quae meruisset: alios ut imbellis, Caecinam ut captivum ac dediticium increpat. Unde paulatim levior viliorque haberi, manente tamen in speciem amicitia.

Traduzione all'italiano


In quei giorni Muciano ordina di uccidere il figlio di Vitellio, col pretesto che le discordie sarebbero continuate a meno di non spegnere i focolai della guerra. Né consentì che Antonio Primo venisse incluso nel seguito di Domiziano, preoccupato della popolarità fra i soldati e della superbia di quell’uomo intollerante, per non dire dei superiori, anche dei pari grado. Antonio, recatosi da Vespasiano, viene accolto, se non come s’aspettava, certo senza ostilità, dall’imperatore. Su di lui facevano presa, da un lato, i meriti oggettivi di Antonio, che con la sua guida aveva risolto la guerra, dall’altro le informazioni di Muciano: ma lo avversavano anche gli altri, perché intrattabile e altero e intanto rivangavano le colpe del suo passato. Anch’egli però contribuiva ad attirarsi le antipatie con la sua arroganza, vantando oltremisura i suoi meriti e trattando gli altri da imbelli e Cecina come un prigioniero capace solo di arrendersi. Così, poco alla volta, comprometteva il suo prestigio, anche se i suoi rapporti con Vespasiano continuavano ad essere, in apparenza, amichevoli.