Traduzione di Paragrafo 76, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Apud Germanos diversis sententiis certabatur. Civilis opperiendas Transrhenanorum gentis, quarum terrore fractae populi Romani vires obtererentur: Gallos quid aliud quam praedam victoribus? Et tamen, quod roboris sit, Belgas secum palam aut voto stare. Tutor cunctatione crescere rem Romanam adfirmabat, coeuntibus undique exercitibus: transvectam e Britannia legionem, accitas ex Hispania, adventare ex Italia; nec subitum militem, sed veterem expertumque belli. Nam Germanos, qui ab ipsis sperentur, non iuberi, non regi, sed cuncta ex libidine agere; pecuniamque ac dona, quis solis corrumpantur, maiora apud Romanos, et neminem adeo in arma pronum ut non idem pretium quietis quam periculi malit. Quod si statim congrediantur, nullas esse Ceriali nisi e reliquiis Germanici exercitus legiones, foederibus Galliarum obstrictas. Idque ipsum quod inconditam nuper Valentini manum contra spem suam fuderint, alimentum illis ducique temeritatis: ausuros rursus venturosque in manus non imperiti adulescentuli, verba et contiones quam ferrum et arma meditantis, sed Civilis et Classici; quos ubi aspexerint, redituram in animos formidinem, fugam famemque ac totiens captis precariam vitam. Neque Treviros aut Lingonas benevolentia contineri: resumpturos arma, ubi metus abscesserit. Diremit consiliorum diversitatem adprobata Tutoris sententia Classicus, statimque exequuntur.

Traduzione all'italiano


Dalla parte dei Germani erano a confronto strategie diverse. Per Civile bisognava aspettare le popolazioni d’oltre Reno, le quali, spargendo il terrore tra le forze già fiaccate del popolo romano, le avrebbero annientate: cos’erano i Galli, se non preda dei vincitori? e tuttavia i Belgi, la loro vera forza, stavano apertamente dalla sua parte, o desideravano i suoi successi. Tutore invece affermava che mentre aspettavano cresceva la forza romana, convergendo da ogni parte i loro eserciti. Diceva di una legione già imbarcata dalla Britannia, di altre richiamate dalla Spagna e di altre in arrivo dall’Italia: non uomini raccolti in fretta, ma veterani esperti. Invece i Germani, in cui tanto speravano, indocili al comando e a operazioni guidate, agivano sempre secondo impulso; di denaro e doni, unici argomenti capaci di corromperli, ne avevano di più i Romani, e nessuno è tanto amante della guerra da non preferire, a parità di prezzo, la pace ai pericoli. Andando subito allo scontro, Ceriale disponeva solo delle legioni ricostruite coi resti dell’esercito germanico, vincolate al patto stretto con le Gallie. Il fatto stesso d’avere sbaragliato da poco, inaspettatamente, la banda disordinata di Valentino, alimentava la temerità loro e del capo: avrebbero rischiato ancora e sarebbero finiti non tra le mani di un ragazzotto inesperto, più interessato alle parole delle arringhe che alla lotta con le armi, bensì di Civile e di Classico; e al solo vederli sarebbe ricominciata la paura, la fuga, la fame e la vita precaria di prigionieri, già tante volte sperimentata. E non l’amore teneva oggi quieti i Treviri e Lingoni: torneranno alle armi, appena passata la paura. Classico si schierò sulle posizioni di Tutore e risolse così ogni divergenza. Subito passarono all’azione.