Traduzione di Paragrafo 71, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Hic belli status erat cum Petilius Cerialis Mogontiacum venit. Eius adventu erectae spes; ipse pugnae avidus et contemnendis quam cavendis hostibus melior, ferocia verborum militem incendebat, ubi primum congredi licuisset, nullam proelio moram facturus. Dilectus per Galliam habitos in civitates remittit ac nuntiare iubet sufficere imperio legiones: socii ad munia pacis redirent securi velut confecto bello quod Romanae manus excepissent. Auxit ea res Gallorum obsequium: nam recepta iuventute facilius tributa toleravere, proniores ad officia quod spernebantur. At Civilis et Classicus ubi pulsum Tutorem, caesos Treviros, cuncta hostibus prospera accepere, trepidi ac properantes, dum dispersas suorum copias conducunt, crebris interim nuntiis Valentinum monuere ne summae rei periculum faceret. Eo rapidius Cerialis, missis in Mediomatricos qui breviore itinere legiones in hostem verterent, contracto quod erat militum Mogontiaci quantumque secum transvexerat, tertiis castris Rigodulum venit, quem locum magna Trevirorum manu Valentinus insederat, montibus aut Mosella amne saeptum; et addiderat fossas obicesque saxorum. Nec deterruere ea munimenta Romanum ducem quo minus peditem perrumpere iuberet, equitum aciem in collem erigeret, spreto hoste, quem temere collectum haud ita loco iuvari ut non plus suis in virtute foret. Paulum morae in adscensu, dum missilia hostium praevehuntur: ut ventum in manus, deturbati ruinae modo praecipitantur. Et pars equitum aequioribus iugis circumvecta nobilissimos Belgarum, in quis ducem Valentinum, cepit.

Traduzione all'italiano


Tale era la situazione militare, quando Petilio Ceriale giunse a Magonza. Il suo arrivo risollevò le speranze. Quanto a lui, smanioso di combattere e più abile a svalutare il nemico che a prendere le necessarie misure di difesa, infiammava i soldati con focose parole, intenzionato a non perdere un minuto, appena si prospettasse la possibilità di uno scontro. Rimanda alla loro terra gli uomini arruolati in Gallia e fa annunciare che ai bisogni dell’impero bastano le legioni: tornassero pure sicuri alle occupazioni pacifiche, come se la guerra fosse conclusa, dato che il carico di essa stava nelle mani romane. Ciò rese più obbedienti i Galli; col ritorno dei loro giovani, sopportarono più docilmente i tributi: più disposti a eseguire gli ordini, perché si rifiutava il loro aiuto. Dall’altra parte, Civile e Classico, quando seppero di Tutore battuto, dei Treviri dispersi e dei successi del nemico su ogni fronte, si affrettarono a raccogliere ansiosamente le loro forze disperse e, con un susseguirsi di messaggi, invitano Valentino a non arrischiarsi in uno scontro decisivo. Ceriale si mostrò altrettanto pronto. Inviati dei portaordini nel paese dei Mediomatrici, per far convergere lungo un percorso più breve le legioni contro il nemico, raccoglie tutte le truppe disponibili a Magonza e quelle che aveva portato con sé e, in tre giorni di marcia, giunse a Rigodulo, località difesa dai monti e dal fiume Mosella, in cui si era attestato Valentino con la sua consistente schiera di Treviri, fortificandola ulteriormente con fossati e sbarramenti di massi. Quelle difese non spaventarono il comandante romano, che ordinò ai suoi fanti di sfondarle e di far salire lungo il colle i cavalieri in formazione: non si lasciava intimidire da un nemico raccogliticcio, giudicato incapace di sfruttare la posizione in modo da tener testa al valore dei suoi. La salita subì qualche rallentamento sotto il tiro del nemico. Quando si venne al corpo a corpo, il nemico fu sloggiato e precipitato in basso come una valanga. Una parte dei cavalieri, che lo aveva aggirato lungo pendii meno ripidi, catturò il fiore della nobiltà belga e, fra questi, il loro comandante Valentino.