Traduzione di Paragrafo 70, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur non Treviri neque Lingones ceteraeve rebellium civitates pro magnitudine suscepti discriminis agere; ne duces quidem in unum consulere, sed Civilis avia Belgarum circumibat, dum Claudium Labeonem capere aut exturbare nititur; Classicus segne plerumque otium trahens velut parto imperio fruebatur; ne Tutor quidem maturavit superiorem Germaniae ripam et ardua Alpium praesidiis claudere. Atque interim unaetvicensima legio Vindonissa, Sextilius Felix cum auxiliariis cohortibus per Raetiam inrupere; accessit ala Singularium excita olim a Vitellio, deinde in partis Vespasiani transgressa. Praeerat Iulius Briganticus sorore Civilis genitus, ut ferme acerrima proximorum odia sunt, invisus avunculo infensusque. Tutor Trevirorum copias, recenti Vangionum, Caeracatium, Tribocorum dilectu auctas, veterano pedite atque equite firmavit, corruptis spe aut metu subactis legionariis; qui primo cohortem praemissam a Sextilio Felice interficiunt, mox ubi duces exercitusque Romanus propinquabant, honesto transfugio rediere, secutis Tribocis Vangionibusque et Caeracatibus. Tutor Treviris comitantibus, vitato Mogontiaco, Bingium concessit, fidens loco, quia pontem Navae fluminis abruperat, sed incursu cohortium, quas Sextilius ducebat, et reperto vado proditus fususque. Ea clade perculsi Treviri, et plebes omissis armis per agros palatur: quidam principum, ut primi posuisse bellum viderentur, in civitates quae societatem Romanam non exuerant, perfugere. Legiones a Novaesio Bonnaque in Treviros, ut supra memoravimus, traductae se ipsae in verba Vespasiani adigunt. Haec Valentino absente gesta; qui ubi adventabat furens cunctaque rursus in turbas et exitium conversurus, legiones in Mediomatricos, sociam civitatem, abscessere: Valentinus ac Tutor in arma Treviros retrahunt, occisis Herennio ac Numisio legatis quo minore spe veniae cresceret vinculum sceleris.

Traduzione all'italiano


Fu così che né i Treviri, né i Lingoni, né le altre popolazioni in rivolta seppero agire in modo adeguato alla gravità della situazione determinatasi. Anche i capi non presero iniziative coordinate: Civile si spostava nelle impervie zone dei Belgi, nel tentativo di catturare o snidare Claudio Labeone; Classico per lo più vergognosamente inattivo a godersi un potere come se l’avesse davvero; neppure Tutore agì prontamente per sbarrare la strada lungo il corso dell’alto Reno e i valichi scoscesi delle Alpi. Intanto piombarono in Germania la Ventunesima legione da Vindonissa e Sestilio Felice con le coorti ausiliarie attraverso la Rezia, e si aggiunse lo squadrone di cavalleria dei Singolari, richiamato in precedenza da Vitellio e poi passato dalla parte di Vespasiano. Lo comandava Giulio Brigantico, figlio di una sorella di Civile, inviso allo zio e a lui ostile con quell’odio accanito che quasi sempre si riscontra tra parenti. Tutore rinforzò i reparti dei Treviri, ingrossati da una leva recente di Vangioni, Ceracati e Triboci con fanti e cavalieri veterani tratti dai legionari adescati con la speranza o piegati con la paura. Questi ultimi in un primo momento distruggono la coorte mandata avanti da Sestilio Felice, poi, all’avvicinarsi dell’esercito romano coi suoi capi, disertarono, tornando degnamente nelle nostre file, seguiti da Triboci, Vangioni e Ceracati. Tutore, insieme ai suoi Treviri, evitò Magonza e ripiegò su Bingio: contava sulla buona posizione, per aver tagliato il ponte sul fiume Nava, ma si trovò esposto all’attacco sferrato dalle coorti guidate da Sestilio, che avevano scoperto un guado, e fu sconfitto. I Treviri risentirono duramente di quella sconfitta e il popolo, lasciate le armi, si disperse nei campi: alcuni dei loro capi, per far la figura d’essere stati i primi a cessare la guerra, si rifugiarono presso quelle popolazioni che non avevano rinunciato all’alleanza con Roma. Le legioni, trasferite, come già ricordato, da Novesio e da Bonna nel paese dei Treviri, giurarono spontaneamente fedeltà a Vespasiano. Questi fatti si svolsero in assenza di Valentino. E mentre costui accorreva furibondo, deciso a travolgere e distruggere tutto, le legioni si ritirarono nel paese alleato dei Mediomatrici. Valentino e Tutore trascinarono di nuovo i Treviri alle armi, dopo aver ucciso i comandanti di legione Erennio e Numisio, perché, diminuendo la speranza del perdono, si rafforzasse in loro il vincolo di scellerata complicità.