Traduzione di Paragrafo 68, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


At Romae cuncta in deterius audita Mucianum angebant, ne quamquam egregii duces (iam enim Gallum Annium et Petilium Cerialem delegerat) summam belli parum tolerarent. Nec relinquenda urbs sine rectore; et Domitiani indomitae libidines timebantur, suspectis, uti diximus, Primo Antonio Varoque Arrio. Varus praetorianis praepositus vim atque arma retinebat: eum Mucianus pulsum loco, ne sine solacio ageret, annonae praefecit. Utque Domitiani animum Varo haud alienum deleniret, Arrecinum Clementem, domui Vespasiani per adfinitatem innexum et gratissimum Domitiano, praetorianis praeposuit, patrem eius sub C. Caesare egregie functum ea cura dictitans, laetum militibus idem nomen, atque ipsum, quamquam senatorii ordinis, ad utraque munia sufficere. Adsumuntur e civitate clarissimus quisque et alii per ambitionem. Simul Domitianus Mucianusque accingebantur, dispari animo, ille spe ac iuventa properus, hic moras nectens quis flagrantem retineret, ne ferocia aetatis et pravis impulsoribus, si exercitum invasisset, paci belloque male consuleret. Legiones victrices, octava, undecima, decima tertia Vitellianarum unaetvicensima, e recens conscriptis secunda Poeninis Cottianisque Alpibus, pars monte Graio traducuntur; quarta decima legio e Britannia, sexta ac prima ex Hispania accitae. Igitur venientis exercitus fama et suopte ingenio ad mitiora inclinantes Galliarum civitates in Remos convenere. Trevirorum legatio illic opperiebatur, acerrimo instinctore belli Iulio Valentino. Is meditata oratione cuncta magnis imperiis obiectari solita contumeliasque et invidiam in populum Romanum effudit, turbidus miscendis seditionibus et plerisque gratus vaecordi facundia.

Traduzione all'italiano


La gravità della situazione complessiva, accentuata dai resoconti giunti a Roma, teneva Muciano sulle spine: forse i comandanti (già infatti aveva scelto Gallo Annio e Petilio Ceriale) nonostante la loro competenza, non erano all’altezza di un compito militare così gravoso. D’altronde non era consigliabile lasciare Roma senza una guida, nel timore delle inarrestabili sfrenatezze di Domiziano e dato, come ho detto, il comportamento sospetto di Antonio Primo e Varo Arrio. Varo, al comando dei pretoriani, aveva dalla sua il potere delle armi. Muciano lo rimosse dalla carica, nominandolo, per non lasciarlo senza la consolazione di un compenso, prefetto dell’annona. Per calmare Domiziano, tutt’altro che mal disposto verso Varo, mise a capo dei pretoriani Arrecino Clemente, imparentato con la casa di Vespasiano e assai ben visto da Domiziano, sostenendo che già suo padre, sotto Caligola, aveva ricoperto prestigiosamente quella carica, che era un uomo gradito ai soldati e che, benché senatore, poteva adempiere al duplice ufficio. Vengono inclusi nel seguito i cittadini più illustri e altri, dietro loro sollecitazione. Domiziano e Muciano s’accingono al loro compito con intendimenti diversi, l’uno impulsivo nelle sue giovani speranze, l’altro alla ricerca del modo di smorzare la sua febbricitante impazienza, nel timore che, se avesse, nella foga dell’età o spinto da cattivi consiglieri, afferrato il comando dell’esercito, operasse scelte disastrose per la pace e per la guerra. Le legioni vittoriose - l’Ottava, l’Undicesima, la Tredicesima - la Ventunesima fra le vitelliane e la Seconda fra quelle di recente reclutamento, valicano le Alpi Pennine e Cozie e, una parte, il monte Graio; vengono richiamate dalla Britannia la Quattordicesima e dalla Spagna la Sesta e la Prima. Intanto, quando già arrivavano notizie dell’esercito che avanzava e mentre l’animo dei Galli inclinava già per conto proprio alla moderazione, le varie popolazioni delle Gallie tennero la loro riunione nel paese dei Remi. Era là in attesa una delegazione dei Treviri col più accanito promotore della guerra, Giulio Valentino. Questi, in un ben calcolato discorso, sciorinò il solito repertorio di attacchi ai grandi imperi, con un seguito di lividi insulti contro il popolo romano: era un fanatico agitatore, non sgradito a molti per la sua travolgente facondia.