Traduzione di Paragrafo 67, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Interea Iulius Sabinus proiectis foederis Romani monumentis Caesarem se salutari iubet magnamque et inconditam popularium turbam in Sequanos rapit, conterminam civitatem et nobis fidam; nec Sequani detractavere certamen. Fortuna melioribus adfuit: fusi Lingones. Sabinus festinatum temere proelium pari formidine deseruit; utque famam exitii sui faceret, villam, in quam perfugerat, cremavit, illic voluntaria morte interisse creditus. Sed quibus artibus latebrisque vitam per novem mox annos traduxerit, simul amicorum eius constantiam et insigne Epponinae uxoris exemplum suo loco reddemus. Sequanorum prospera acie belli impetus stetit. Resipiscere paulatim civitates fasque et foedera respicere, principibus Remis, qui per Gallias edixere ut missis legatis in commune consultarent, libertas an pax placeret.

Traduzione all'italiano


Intanto Giulio Sabino, abbattuti i segni monumentali dell’alleanza con Roma, si fa chiamare Cesare e trascina una vasta e disordinata massa della sua gente contro i Sequani, popolazione contigua e a noi fedele. I Sequani accettarono di battersi. La fortuna arrise ai migliori: i Lingoni subirono una dura sconfitta. Sabino, tanto azzardato nel precipitare il combattimento, si rivelò altrettanto sopraffatto dalla paura nell’abbandonarlo. E per far credere alla sua morte, incendiò la casa in cui s’era rifugiato: si pensò quindi che si fosse suicidato. Ma con quali espedienti e in quali nascondigli abbia trascinato in seguito per nove anni la sua vita narrerò a tempo debito e insieme dirò della ferma solidarietà dei suoi amici e dell’esemplare sacrificio della moglie Epponina. Il successo in battaglia dei Sequani frenò l’impeto della guerra. Le popolazioni cominciarono poco alla volta a rinsavire e a tener conto dei sacri impegni pattuiti: l’iniziativa spettò ai Remi, i quali diffusero per le Gallie un bando, chiedendo l’invio di rappresentanti a una riunione generale, per decidere se si voleva la libertà o la pace.