Traduzione di Paragrafo 63, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Civilis et Classicus rebus secundis sublati, an coloniam Agrippinensem diripiendam exercitibus suis permitterent dubitavere. Saevitia ingenii et cupidine praedae ad excidium civitatis trahebantur: obstabat ratio belli et novum imperium inchoantibus utilis clementiae fama; Civilem etiam beneficii memoria flexit, quod filium eius primo rerum motu in colonia Agrippinensi deprehensum honorata custodia habuerant. Sed Transrhenanis gentibus invisa civitas opulentia auctuque; neque alium finem belli rebantur quam si promisca ea sedes omnibus Germanis foret aut disiecta Ubios quoque dispersisset.

Traduzione all'italiano


Civile e Classico, esaltati dal successo, si posero il problema se concedere Colonia Agrippinese al saccheggio dei loro eserciti. Li spingeva alla distruzione della città la loro crudeltà istintiva e il desiderio di bottino; vi si opponevano valutazioni di ordine militare e la fama di clemenza, utile a chi intende costruire un nuovo potere. Civile si lasciò piegare anche dal ricordo di un beneficio ricevuto, quando, agli inizi di tutta la vicenda, il figlio prigioniero in Colonia Agrippinese venne trattato con tutti gli onori. Ma le popolazioni d’oltre Reno detestavano quella città, la sua ricchezza e il suo rapido sviluppo; e non concepivano altra fine della guerra, se non quando quella città fosse diventata la sede comune di tutti i Germani oppure fosse stata distrutta, con la conseguente dispersione di tutti gli Ubii.