Traduzione di Paragrafo 57, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Vocula Gallorum fraude inlectus ad hostem contendit; nec procul Veteribus aberat, cum Classicus ac Tutor per speciem explorandi praegressi cum ducibus Germanorum pacta firmavere. Tumque primum discreti a legionibus proprio vallo castra sua circumdant, obtestante Vocula non adeo turbatam civilibus armis rem Romanam ut Treviris etiam Lingonibusque despectui sit. Superesse fidas provincias, victores exercitus, fortunam imperii et ultores deos. Sic olim Sacrovirum et Aeduos, nuper Vindicem Galliasque singulis proeliis concidisse. Eadem rursus numina, eadem fata ruptores foederum expectarent. Melius divo Iulio divoque Augusto notos eorum animos: Galbam et infracta tributa hostilis spiritus induisse. Nunc hostis, quia molle servitium; cum spoliati exutique fuerint, amicos fore. Haec ferociter locutus, postquam perstare in perfidia Classicum Tutoremque videt, verso itinere Novaesium concedit: Galli duum milium spatio distantibus campis consedere. Illuc commeantium centurionum militumque emebantur animi, ut (flagitium incognitum) Romanus exercitus in externa verba iurarent pignusque tanti sceleris nece aut vinculis legatorum daretur. Vocula, quamquam plerique fugam suadebant, audendum ratus vocata contione in hunc modum disseruit:

Traduzione all'italiano


Vocula, irretito nella trappola dei Galli, marciò verso il nemico. Poco distava da Castra Vetera, quando Classico e Tutore, spintisi in avanti col pretesto di compiere delle esplorazioni, strinsero il definitivo accordo coi capi dei Germani. Allora, per la prima volta, si staccano dalle legioni e costruiscono un trinceramento autonomo per i propri soldati. Vocula ebbe una orgogliosa reazione: lo stato romano non era sconvolto dalle guerre civili al punto da venire umiliato anche da Treviri e Lingoni; restavano province fedeli, eserciti vittoriosi, restavano la fortuna dell’impero e la vendetta degli dèi; già in passato Sacroviro e gli Edui, più di recente Vindice e le Gallie, erano crollati ciascuno alla prima battaglia; gli stessi dèi, lo stesso destino attendevano chi aveva violato i trattati; meglio il divo Giulio e il divo Augusto avevano saputo conoscere i loro animi; era stato Galba, con l’abolizione dei tributi da lui voluta, a provocare in loro quegli atteggiamenti ostili; ora ci erano nemici, perché il giogo era lieve, ma, spogliati e nudi, sarebbero tornati amici. Così fieramente parlò Vocula, ma, al vedere Classico e Tutore persistere nel tradimento, inverte la marcia e si dirige a Novesio. I Galli si accampano a due miglia dalla città. L’andirivieni di centurioni e soldati tra i due campi consentiva ai Galli di comprare il loro animo, sicché (inaudita vergogna) un esercito romano prestò giuramento di fedeltà a stranieri, garantendo, in pegno di tanta infamia, l’assassinio e l’imprigionamento dei propri legati. Vocula, benché i più gli consigliassero la fuga, decise di osare e, convocata l’assemblea, parlò in tali termini: