Traduzione di Paragrafo 56, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Haec dicta pariter probataque: de reliquiis Vitelliani exercitus dubitavere. Plerique interficiendos censebant, turbidos, infidos, sanguine ducum pollutos: vicit ratio parcendi, ne sublata spe veniae pertinaciam accenderent: adliciendos potius in societatem. Legatis tantum legionum interfectis, ceterum vulgus conscientia scelerum et spe impunitatis facile accessurum. Ea primi concilii forma missique per Gallias concitores belli; simulatum ipsis obsequium quo incautiorem Voculam opprimerent. Nec defuere qui Voculae nuntiarent, sed vires ad coercendum deerant, infrequentibus infidisque legionibus. Inter ambiguos milites et occultos hostis optimum e praesentibus ratus mutua dissimulatione et isdem quibus petebatur grassari, in coloniam Agrippinensem descendit. Illuc Claudius Labeo, quem captum et [extra commentum] amendatum in Frisios diximus, corruptis custodibus perfugit; pollicitusque, si praesidium daretur, iturum in Batavos et potiorem civitatis partem ad societatem Romanam retracturum, accepta peditum equitumque modica manu nihil apud Batavos ausus quosdam Nerviorum Baetasiorumque in arma traxit, et furtim magis quam bello Canninefatis Marsacosque incursabat.

Traduzione all'italiano


Dichiarazioni, queste, subito approvate. Ci fu invece incertezza sul da farsi coi resti dell’esercito vitelliano. I più proponevano di sterminarlo, perché sedizioso, infido e macchiato del sangue dei loro capi; prevalse il calcolo di risparmiarli per non esasperarne la resistenza col togliere loro ogni speranza di perdono: meglio, dunque, farseli alleati. Eliminati i soli comandanti delle legioni, la truppa, spinta dalla consapevolezza dei propri crimini e dalla speranza del perdono, si sarebbe facilmente accodata. Questo l’andamento della prima riunione; e vennero subito inviati dei messi per le Gallie a sollecitare la guerra. I capi finsero obbedienza ai Romani, per sorprendere più facilmente Vocula e sopprimerlo. Non mancò chi lo avvisasse, ma non aveva i mezzi per stroncare tali progetti, data l’incompletezza dei quadri e la scarsa affidabilità delle legioni. Fra soldati sospetti e nemici nascosti, Vocula ritenne che la scelta migliore, per il momento, stesse nel dissimulare a sua volta e prevenirli proprio sul terreno scelto da loro: si recò quindi a Colonia Agrippinese. Colà si rifugia, dopo aver corrotto i guardiani, quel Claudio Labeone del cui arresto e della cui relegazione in Frisia già s’è detto. Costui promise a Vocula che, se gli fosse stata concessa una scorta, si sarebbe recato tra i Batavi, per ricuperare all’alleanza del popolo romano la parte più importante di quel popolo. Ricevette, è vero, un non trascurabile gruppo di fanti e cavalieri, ma non osò far nulla coi Batavi; riuscì, invece, ad armare un gruppo di Nervii e Betasi, operando, con incursioni più che con operazioni di guerra, contro Canninefati e Marsaci.