Traduzione di Paragrafo 55, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Ante Flacci Hordeonii caedem nihil prorupit quo coniuratio intellegeretur: interfecto Hordeonio commeavere nuntii inter Civilem Classicumque praefectum alae Trevirorum. Classicus nobilitate opibusque ante alios: regium illi genus et pace belloque clara origo, ipse e maioribus suis hostis populi Romani quam socios iactabat. Miscuere sese Iulius Tutor et Iulius Sabinus, hic Trevir, hic Lingonus, Tutor ripae Rheni a Vitellio praefectus; Sabinum super insitam vanitatem falsae stirpis gloria incendebat: proaviam suam divo Iulio per Gallias bellanti corpore atque adulterio placuisse. Hi secretis sermonibus animos ceterorum scrutari, ubi quos idoneos rebantur conscientia obstrinxere, in colonia Agrippinensi in domum privatam conveniunt; nam publice civitas talibus inceptis abhorrebat; ac tamen interfuere quidam Ubiorum Tungrorumque. Sed plurima vis penes Treviros ac Lingonas, nec tulere moras consultandi. Certatim proclamant furere discordiis populum Romanum, caesas legiones, vastatam Italiam, capi cum maxime urbem, omnis exercitus suis quemque bellis distineri: si Alpes praesidiis firmentur, coalita libertate disceptaturas Gallias quem virium suarum terminum velint.

Traduzione all'italiano


Prima dell’assassinio di Ordeonio Flacco, non trapelò nulla che lasciasse pensare a una congiura. Con la sua morte, si assistette a una spola continua di messi tra Civile e Classico, prefetto dell’ala di cavalleria dei Treviri. Per nobiltà e ricchezza Classico superava tutti gli altri: la sua stirpe, di sangue reale, s’era fatta un nome in guerra e in pace e lui, fra i propri antenati, vantava più nemici che alleati del popolo romano. Gli si unirono Giulio Tutore e Giulio Sabino, treviro l’uno lingone l’altro. A Tutore Vitellio aveva assegnato la responsabilità della vigilanza sulla riva del Reno; per Sabino costituiva una grossa spinta, oltre la vanità congenita, il vanto di una sua origine assolutamente inventata: una sua bisavola, al tempo in cui il divo Giulio Cesare combatteva nelle Gallie, l’avrebbe sedotto con la sua bellezza e si sarebbe a lui concessa. Costoro ebbero contatti segreti per sondare le intenzioni degli altri; poi, assicuratisi la complicità di quanti ritenevano adatti ai loro fini, si trovarono a Colonia Agrippinese, in una casa privata, perché la città, nelle sue prese di posizione ufficiali, rifiutava di partecipare a iniziative del genere. Tuttavia presenziò qualcuno degli Ubii e dei Tungri. La prevalenza dei partecipanti spettava a Treviri e Lingoni, peraltro insofferenti ai tempi lunghi delle discussioni per decidere. Si succedono le loro brusche dichiarazioni che tra il popolo romano infuria la discordia, con massacro di legioni, con devastazione dell’Italia, culminata con la presa di Roma, e che i singoli eserciti sono impegnati a combattere, ciascuno sul proprio fronte; bastava quindi controllare i valichi alpini e le Gallie, consolidata la libertà, non avrebbero avuto che da decidere i limiti alla propria potenza.