Traduzione di Paragrafo 52, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Titum, antequam digrederetur, multo apud patrem sermone orasse ferunt ne criminantium nuntiis temere accenderetur integrumque se ac placabilem filio praestaret. Non legiones, non classis proinde firma imperii munimenta quam numerum liberorum; nam amicos tempore, fortuna, cupidinibus aliquando aut erroribus imminui, transferri, desinere: suum cuique sanguinem indiscretum, sed maxime principibus, quorum prosperis et alii fruantur, adversa ad iunctissimos pertineant. Ne fratribus quidem mansuram concordiam, ni parens exemplum praebuisset. Vespasianus haud aeque Domitiano mitigatus quam Titi pietate gaudens, bono esse animo iubet belloque et armis rem publicam attollere: sibi pacem domumque curae fore. Tum celerrimas navium frumento onustas saevo adhuc mari committit: quippe tanto discrimine urbs nutabat ut decem haud amplius dierum frumentum in horreis fuerit, cum a Vespasiano commeatus subvenere.

Traduzione all'italiano


Dicono che, prima di partire, Tito, in un lungo colloquio col padre, l’abbia pregato di non abbandonarsi, in seguito ai rapporti calunniosi, ad avventate reazioni, ma di presentarsi al figlio senza pregiudizi e indulgente. Poiché - diceva - non le legioni, non le flotte sono valida difesa dell’impero, quanto il numero dei figli. Le amicizie col passare del tempo, coi rovesci della fortuna e, talvolta, per le passioni e gli errori si raffreddano, cambiano, finiscono; il sangue è un legame indissolubile per tutti, specie per i prìncipi, perché dei loro trionfi anche altri fruiscono, ma le disgrazie toccano solo ai parenti più stretti. Anche tra i fratelli svanisce la concordia, se non c’è il padre a dare l’esempio. Vespasiano, non tanto placato verso Domiziano, bensì lieto dell’amore fraterno di Tito, lo tranquillizza e lo esorta a tenere alta, con le armi, la gloria dello stato: alla pace familiare avrebbe provveduto lui. Poi affida le navi più veloci, cariche di frumento, al mare ancora burrascoso. Roma, infatti, versava in una situazione tanto critica che, al momento dell’arrivo dei convogli di grano inviati da Vespasiano, nei granai la scorta di frumento bastava per non più di dieci giorni.