Traduzione di Paragrafo 50, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Sed ubi Festo consternatio vulgi, centurionis supplicium veraque et falsa more famae in maius innotuere, equites in necem Pisonis mittit. Illi raptim vecti obscuro adhuc coeptae lucis domum proconsulis inrumpunt destrictis gladiis, et magna pars Pisonis ignari, quod Poenos auxiliaris Maurosque in eam caedem delegerat. Haud procul cubiculo obvium forte servum quisnam et ubi esset Piso interrogavere. Servus egregio mendacio se Pisonem esse respondit ac statim obtruncatur. Nec multo post Piso interficitur; namque aderat qui nosceret, Baebius Massa e procuratoribus Africae, iam tunc optimo cuique exitiosus et inter causas malorum quae mox tulimus saepius rediturus. Festus Adrumeto, ubi speculabundus substiterat, ad legionem contendit praefectumque castrorum Caetronium Pisanum vinciri iussit proprias ob simultates, sed Pisonis satellitem vocabat militesque et centuriones quosdam puniit, alios praemiis adfecit, neutrum ex merito, sed ut oppressisse bellum crederetur. Mox Oeensium Lepcitanorumque discordias componit, quae raptu frugum et pecorum inter agrestis modicis principiis, iam per arma atque acies exercebantur; nam populus Oeensis multitudine inferior Garamantas exciverat, gentem indomitam et inter accolas latrociniis fecundam. Unde artae Lepcitanis res, lateque vastatis agris intra moenia trepidabant, donec interventu cohortium alarumque fusi Garamantes et recepta omnis praeda, nisi quam vagi per inaccessa mapalium ulterioribus vendiderant.

Traduzione all'italiano


Ma quando giunsero alle orecchie di Festo le notizie sull’agitazione popolare e sull’esecuzione del centurione, con quel misto di vero e di falso, ingigantito, al solito, dalle chiacchiere, spedì dei cavalieri a uccidere Pisone. Partono al galoppo alle prime luci del giorno e irrompono nella casa del proconsole a spade sguainate, senza che i più sapessero riconoscere Pisone, perché, per quell’eccidio, aveva scelto ausiliari cartaginesi e mauri. Incapparono, non lontano dalla camera da letto, in uno schiavo, al quale chiesero chi e dove fosse Pisone. Lo schiavo, con eroica menzogna, rispose di essere lui e subito lo trucidano. Pisone venne ucciso poco dopo: a riconoscerlo c’era Bebio Massa, uno dei procuratori d’Africa, già allora responsabile della rovina di persone oneste, personaggio destinato a ricorrere frequentemente tra gli artefici della sciagura, che in seguito abbiamo subìto. Da Adrumeto, dov’era in attesa di notizie, Festo raggiunge la legione, e qui fa arrestare il prefetto del campo Cetronio Pisano, per rancori personali, ma dichiarandolo complice di Pisone; punì, poi, alcuni soldati e centurioni e ne premiò altri, non perché questi o quelli lo meritassero, bensì perché si credesse che lui aveva stroncato la guerra. Quindi appianò le discordie tra gli abitanti di Oea e di Leptis che, avuta origine tra i contadini da motivi non gravi, per furto di messi e di bestiame, si erano trasformate in veri e propri scontri armati. Infatti quelli di Oea, inferiori di numero, avevano sollecitato l’intervento dei Garamanti, popolazione di indomiti razziatori, sempre attiva nelle terre vicine. Da qui le gravi difficoltà per gli abitanti di Leptis, costretti a vedere i loro campi saccheggiati e a starsene, impauriti, dentro le mura. Così, finché, dopo l’intervento delle coorti e degli squadroni di cavalleria, non ne seguì la fuga dei Garamanti sconfitti e il recupero di tutta la preda, salvo quella già smerciata agli abitanti dell’interno, tra le loro irraggiungibili capanne.