Traduzione di Paragrafo 46, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Inter quae militaris seditio prope exarsit. Praetorianam militiam repetebant a Vitellio dimissi, pro Vespasiano congregati; et lectus in eandem spem e legionibus miles promissa stipendia flagitabat. Ne Vitelliani quidem sine multa caede pelli poterant: sed immensa pecunia tanta vis hominum retinenda erat. Ingressus castra Mucianus, quo rectius stipendia singulorum spectaret, suis cum insignibus armisque victores constituit, modicis inter se spatiis discretos. Tum Vitelliani, quos apud Bovillas in deditionem acceptos memoravimus, ceterique per urbem et urbi vicina conquisiti producuntur prope intecto corpore. Eos Mucianus diduci et Germanicum Britannicumque militem, ac si qui aliorum exercituum, separatim adsistere iubet. Illos primus statim aspectus obstupefecerat, cum ex diverso velut aciem telis et armis trucem, semet clausos nudosque et inluvie deformis aspicerent: ut vero huc illuc distrahi coepere, metus per omnis et praecipua Germanici militis formido, tamquam ea separatione ad caedem destinaretur. Prensare commanipularium pectora, cervicibus innecti, suprema oscula petere, ne desererentur soli neu pari causa disparem fortunam paterentur; modo Mucianum, modo absentem principem, postremum caelum ac deos obtestari, donec Mucianus cunctos eiusdem sacramenti, eiusdem imperatoris milites appellans, falso timori obviam iret; namque et victor exercitus clamore lacrimas eorum iuvabat. Isque finis illa die. Paucis post diebus adloquentem Domitianum firmati iam excepere: spernunt oblatos agros, militiam et stipendia orant. Preces erant, sed quibus contra dici non posset; igitur in praetorium accepti. Dein quibus aetas et iusta stipendia, dimissi cum honore, alii ob culpam, sed carptim ac singuli, quo tutissimo remedio consensus multitudinis extenuatur.

Traduzione all'italiano


Nel frattempo, poco mancò che non esplodesse una sommossa militare. I pretoriani congedati da Vitellio e riassunti in servizio a favore di Vespasiano, volevano ritornare nelle coorti pretorie; e i soldati scelti fra le varie legioni, attratti dalla stessa prospettiva, reclamavano la paga loro promessa. Non ci si poteva disfare dei Vitelliani senza grave spargimento di sangue. Ma tenere una così grande massa di soldati nella guardia pretoriana comportava costi spaventosi. Muciano si reca al loro campo per una più accurata operazione di controllo del servizio di ciascuno e fa schierare i vincitori con armi e insegne, a breve distanza l’uno dall’altro. Poi fa avanzare, quasi senza vestiti e armi, i Vitelliani, arresisi, come s’è detto, a Boville e gli altri rastrellati a Roma e nei dintorni. Muciano li dispone a parte, ordinando loro di dividersi per regioni di provenienza: i soldati germanici, i britannici e quanti altri, se c’erano, di altri eserciti. La loro prima reazione allo spettacolo fu di sgomentato stupore, perché si vedevano di fronte una specie di esercito armato di tutto punto e loro invece circondati, inermi, sbrindellati e malmessi; quando poi si cominciò a dividerli in vari gruppi, li travolse la paura, viva specialmente tra i soldati di Germania, convinti che la separazione preludesse alla loro condanna a morte. Si aggrappano ai compagni degli altri manipoli, gettano loro le braccia al collo, chiedono un bacio d’addio, li pregano di non abbandonarli e di impedire che, nella causa comune, abbiano un trattamento diverso; chiamano a testimoni ora Muciano, ora il principe assente, infine il cielo e gli dèi e così finché Muciano, dicendoli tutti legati a un unico giuramento e soldati di un medesimo imperatore, dissipa quella paura infondata; infatti anche i soldati dell’esercito vincitore sostenevano con grida di protesta il loro pianto. Così ebbe termine quel giorno. Pochi giorni più tardi ascoltarono, ormai rasserenati, un discorso di Domiziano: rifiutano l’offerta di terre, chiedono il servizio e la paga. Erano preghiere, ma tali da non ammettere un rifiuto; perciò furono accolti nella guardia pretoriana. Quelli al limite d’età e di servizio vennero congedati con onore, altri invece estromessi, per punizione, ma alla spicciolata, metodo infallibile per indebolire la compatta solidarietà di gruppo.