Traduzione di Paragrafo 43, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Tanto cum adsensu senatus auditus est Montanus ut spem caperet Helvidius posse etiam Marcellum prosterni. Igitur a laude Cluvii Rufi orsus, qui perinde dives et eloquentia clarus nulli umquam sub Nerone periculum facessisset, crimine simul exemploque Eprium urgebat, ardentibus patrum animis. Quod ubi sensit Marcellus, velut excedens curia 'imus' inquit, 'Prisce, et relinquimus tibi senatum tuum: regna praesente Caesare.' sequebatur Vibius Crispus, ambo infensi, vultu diverso, Marcellus minacibus oculis, Crispus renidens, donec adcursu amicorum retraherentur. Cum glisceret certamen, hinc multi bonique, inde pauci et validi pertinacibus odiis tenderent, consumptus per discordiam dies.

Traduzione all'italiano


Il senato riservò tanti consensi al discorso di Montano, che Elvidio prese a sperare di riuscire a distruggere anche Marcello. Attaccò allora con l’elogio di Cluvio Rufo che, prestigioso per ricchezza ed eloquenza come Marcello, mai aveva costituito un pericolo per nessuno sotto Nerone: cercava così, anche in forza del confronto, di schiacciare Eprio sotto la sua colpa, fra l’appassionata partecipazione dei senatori. Marcello, come se ne accorse, in atto di uscire dalla cura, disse: “Ce ne andiamo, Prisco, e ti lasciamo il tuo senato; regna alla presenza di Cesare”. Lo seguì Vibio Crispo, carichi entrambi di ostilità, diversamente segnata sul volto: minacciava cogli occhi Marcello, sogghignava sarcastico Crispo; ma accorrono gli amici a farli tornare indietro. Lo scontro si andava inasprendo: le persone oneste, i più, da una parte; pochi, ma potenti, dall’altra; lottavano con odio tenace, e così, in lotte discordi, passò il giorno intero.