Traduzione di Paragrafo 4, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Miserat et Mucianus epistulas ad senatum, quae materiam sermonibus praebuere. Si privatus esset, cur publice loqueretur? Potuisse eadem paucos post dies loco sententiae dici. Ipsa quoque insectatio in Vitellium sera et sine libertate: id vero erga rem publicam superbum, erga principem contumeliosum, quod in manu sua fuisse imperium donatumque Vespasiano iactabat. Ceterum invidia in occulto, adulatio in aperto erant: multo cum honore verborum Muciano triumphalia de bello civium data, sed in Sarmatas expeditio fingebatur. Adduntur Primo Antonio consularia, Cornelio Fusco et Arrio Varo praetoria insignia. Mox deos respexere; restitui Capitolium placuit. Eaque omnia Valerius Asiaticus consul designatus censuit: ceteri vultu manuque, pauci, quibus conspicua dignitas aut ingenium adulatione exercitum, compositis orationibus adsentiebantur. Ubi ad Helvidium Priscum praetorem designatum ventum, prompsit sententiam ut honorificam in bonum principem, * * * falsa aberant, et studiis senatus attollebatur. Isque praecipuus illi dies magnae offensae initium et magnae gloriae fuit.

Traduzione all'italiano


Anche Muciano aveva inviato al senato un messaggio, che si prestò a disparati commenti. Se era un privato, perché parlava di questioni di stato? Le stesse cose poteva dirle pochi giorni dopo, con un intervento in senato. Il pesante attacco a Vitellio appariva tardivo e poco spontaneo; il vanto di aver avuto in mano l’impero e di averne fatto dono a Vespasiano costituiva, questo sì, affermazione arrogante verso lo stato e offensiva verso il principe. Comunque, l’ostilità restava in ombra e traspariva evidente l’adulazione: con molte parole di elogio furono conferiti a Muciano gli onori del trionfo. Si riferivano alla guerra civile, ma si fingevano dovuti alla guerra contro i Sarmati. Seguì l’attribuzione delle insegne consolari ad Antonio Primo e della pretura a Cornelio Fusco e Arrio Varo. Solo dopo si pensò agli dèi e si decise di ricostruire il Campidoglio. Proposte, queste, tutte avanzate dal console designato Valerio Asiatico. L’assenso degli altri venne dall’espressione del volto e da brevi gesti, salvo pochi che, per la loro posizione di rilievo o perché incalliti nell’adulazione, intervennero con discorsi formali. Quando fu il turno del pretore designato Elvidio Prisco, questi si espresse in termini onorevoli per un buon principe e al contempo franchi: intervento accolto da calorosi consensi del senato. Fu per lui un giorno decisivo: inizio di gravi e pericolosi risentimenti e di grande gloria.