Traduzione di Paragrafo 39, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Kalendis Ianuariis in senatu, quem Iulius Frontinus praetor urbanus vocaverat, legatis exercitibusque ac regibus laudes gratesque decretae; Tettio Iuliano praetura, tamquam transgredientem in partis Vespasiani legionem deseruisset, ablata ut in Plotium Grypum transferretur; Hormo dignitas equestris data. Et mox eiurante Frontino Caesar Domitianus praeturam cepit. Eius nomen epistulis edictisque praeponebatur, vis penes Mucianum erat, nisi quod pleraque Domitianus instigantibus amicis aut propria libidine audebat. Sed praecipuus Muciano metus e Primo Antonio Varoque Arrio, quos recentis clarosque rerum fama ac militum studiis etiam populus fovebat, quia in neminem ultra aciem saevierant. Et ferebatur Antonius Scribonianum Crassum, egregiis maioribus et fraterna imagine fulgentem, ad capessendam rem publicam hortatus, haud defutura consciorum manu, ni Scribonianus abnuisset, ne paratis quidem corrumpi facilis, adeo metuens incerta. Igitur Mucianus, quia propalam opprimi Antonius nequibat, multis in senatu laudibus cumulatum secretis promissis onerat, citeriorem Hispaniam ostentans discessu Cluvii Rufi vacuam; simul amicis eius tribunatus praefecturasque largitur. Dein postquam inanem animum spe et cupidine impleverat, viris abolet dimissa in hiberna legione septima, cuius flagrantissimus in Antonium amor. Et tertia legio, familiaris Arrio Varo miles, in Syriam remissa; pars exercitus in Germanias ducebatur. Sic egesto quidquid turbidum redit urbi sua forma legesque et munia magistratuum.

Traduzione all'italiano


Il senato, convocato il primo di gennaio dal pretore urbano Giulio Frontino, decretò lodi e ringraziamenti ai legati, agli eserciti e ai re; destituì dalla carica di pretore Tezio Giuliano, per aver abbandonato la sua legione nel momento in cui si espresse a favore di Vespasiano, e la carica venne assegnata a Plozio Gripo; Ormo fu insignito della dignità di cavaliere. Successivamente, poiché Giulio Frontino usciva di carica, Cesare Domiziano assunse la pretura urbana. Il suo nome appariva in testa ai documenti ufficiali e agli editti, ma il potere reale lo deteneva Muciano, a parte qualche iniziativa di Domiziano, ispirata dalle pressioni di amici o dovuta al suo personale capriccio. Tuttavia, per Muciano, le maggiori preoccupazioni venivano dalla parte di Antonio Primo e di Varo Arrio, i quali, sull’onda di una gloria recente per le imprese compiute e oggetto di devozione da parte dei soldati, godevano anche della simpatia del popolo, perché, fuori del campo di battaglia, non avevano infierito contro nessuno. E si attribuiva ad Antonio la proposta rivolta a Scriboniano Crasso - sul quale si rifletteva la gloria di illustri antenati e della figura del fratello - di prendere il potere, con la garanzia di un valido sostegno; ma si sarebbe tirato indietro Scriboniano, già restio a lasciarsi invischiare in imprese di esito sicuro e tanto più diffidente di quelle rischiose. Muciano, allora, data l’impossibilità di eliminare scopertamente Antonio, profusosi in grandi elogi nei suoi confronti in senato, lo colma di segrete promesse, col miraggio della Spagna citeriore, priva di governo, dopo la partenza di Cluvio Rufo, e intanto distribuisce cariche militari di tribuno e di prefetto ai suoi amici. Poi, dopo che l’animo vanitoso di Antonio fu saturo di speranze e di ambizione, decapita il suo potere, rimandando nella sua sede invernale la Settima legione, quella a lui più appassionatamente devota. Rispedisce in Siria la Terza, legata ad Arrio Varo; una parte dell’esercito fu trasferita nelle Germanie. Sgombrata la città da ogni pericoloso potenziale di disordine, Roma riprese il suo aspetto normale e ripresero a funzionare le leggi e le magistrature.