Traduzione di Paragrafo 35, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Nihil aeque exercitus nostros quam egestas copiarum fatigabat. Impedimenta legionum cum imbelli turba Novaesium missa ut inde terrestri itinere frumentum adveherent; nam flumine hostes potiebantur. Primum agmen securum incessit, nondum satis firmo Civile. Qui ubi rursum missos Novaesium frumentatores datasque in praesidium cohortis velut multa pace ingredi accepit, rarum apud signa militem, arma in vehiculis, cunctos licentia vagos, compositus invadit, praemissis qui pontis et viarum angusta insiderent. Pugnatum longo agmine et incerto Marte, donec proelium nox dirimeret. Cohortes Geldubam perrexere, manentibus, ut fuerant, castris, quae relictorum illic militum praesidio tenebantur. Non erat dubium quantum in regressu discriminis adeundum foret frumentatoribus onustis perculsisque. Addit exercitui suo Vocula mille delectos e quinta et quinta decima legionibus apud Vetera obsessis, indomitum militem et ducibus infensum. Plures quam iussum erat profecti palam in agmine fremebant, non se ultra famem, insidias legatorum toleraturos: at qui remanserant, desertos se abducta parte legionum querebantur. Duplex hinc seditio, aliis revocantibus Voculam, aliis redire in castra abnuentibus.

Traduzione all'italiano


Il problema che più assillava il nostro esercito era la mancanza di viveri. I carriaggi delle legioni, con tutta la massa dei non combattenti, vennero allora inviati a Novesio, per riportare di là il frumento via terra: i nemici infatti controllavano il fiume. Il primo convoglio passò indisturbato, perché Civile non s’era ancora ristabilito. Ma quando egli seppe di una seconda spedizione di uomini a Novesio per caricare frumento, e che le coorti di scorta procedevano come in piena pace, cioè con pochi soldati inquadrati nei reparti, con le armi sui carri e tutti sparsi attorno a loro piacimento, allora occupa i ponti e i passaggi obbligati e poi, a ranghi ordinati, attacca. Il combattimento si sviluppò lungo tutta la colonna con esito incerto, finché venne la notte a interrompere gli scontri. Le coorti s’affrettarono a raggiungere Gelduba, dove esisteva ancora il campo, presidiato dai soldati rimastivi. Erano evidenti i rischi che li aspettavano al ritorno, a pieno carico e con gli uomini già terrorizzati. Al proprio esercito Vocula aggiunse altri mille uomini, tratti dalle legioni Quinta e Quindicesima, quelle assediate a Castra Vetera. Si trattava di soldati indisciplinati e ostili verso i loro comandanti; partirono in numero superiore a quello indicato dagli ordini, protestando apertamente durante la marcia che non avrebbero tollerato, oltre la fame, gli intrighi dei legati. E intanto chi era rimasto lamentava l’abbandono in cui si trovava per il distacco di una parte delle legioni. Duplice quindi lo stato d’agitazione: di quanti volevano richiamare Vocula e degli altri che si rifiutavano di tornare al campo.