Traduzione di Paragrafo 34, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Dux uterque pari culpa meritus adversa prosperis defuere. Nam Civilis si maioribus copiis instruxisset aciem, circumiri a tam paucis cohortibus nequisset castraque perrupta excidisset: Vocula nec adventum hostium exploravit, eoque simul egressus victusque; dein victoriae parum confisus, tritis frustra diebus castra in hostem movit, quem si statim impellere cursumque rerum sequi maturasset, solvere obsidium legionum eodem impetu potuit. Temptaverat interim Civilis obsessorum animos, tamquam perditae apud Romanos res et suis victoria provenisset: circumferebantur signa vexillaque, ostentati etiam captivi. Ex quibus unus, egregium facinus ausus, clara voce gesta patefecit, confossus illico a Germanis: unde maior indici fides; simul vastatione incendiisque flagrantium villarum venire victorem exercitum intellegebatur. In conspectu castrorum constitui signa fossamque et vallum circumdari Vocula iubet: depositis impedimentis sarcinisque expediti certarent. Hinc in ducem clamor pugnam poscentium; et minari adsueverant. Ne tempore quidem ad ordinandam aciem capto incompositi fessique proelium sumpsere; nam Civilis aderat, non minus vitiis hostium quam virtute suorum fretus. Varia apud Romanos fortuna et seditiosissimus quisque ignavus: quidam recentis victoriae memores retinere locum, ferire hostem, seque et proximos hortari et redintegrata acie manus ad obsessos tendere ne tempori deessent. Illi cuncta e muris cernentes omnibus portis prorumpunt. Ac forte Civilis lapsu equi prostratus, credita per utrumque exercitum fama vulneratum aut interfectum, immane quantum suis pavoris et hostibus alacritatis indidit: sed Vocula omissis fugientium tergis vallum turrisque castrorum augebat, tamquam rursus obsidium immineret, corrupta totiens victoria non falso suspectus bellum malle.

Traduzione all'italiano


Entrambi i comandanti delle due parti meritarono per loro colpa il rovescio; entrambi non seppero sfruttare il successo. Infatti, se Civile avesse messo in campo un esercito più consistente, non avrebbe potuto subire l’accerchiamento da parte di poche coorti e avrebbe distrutto il campo già forzato. Vocula non provvide a vigilare sull’arrivo dei nemici, uscì e fu subito vinto; poi, poco convinto della vittoria, consumò senza profitto due giorni, prima di muovere contro il nemico, ma, se l’avesse incalzato, sfruttando gli eventi, poteva liberare di slancio le legioni dall’assedio. Civile intanto aveva cercato di demoralizzare gli assediati, facendo credere che la situazione era disperata per i Romani e che i suoi avevano la vittoria in pugno. Faceva portare attorno insegne e vessilli e mettere in mostra anche i prigionieri. Ma uno di questi, con eroico ardimento, proclamò a voce alta come stavano i fatti: i Germani lo passarono sul posto a fil di spada, il che conferì maggiore credibilità alle sue parole; intanto le devastazioni dei campi e il fuoco dei villaggi in fiamme erano il segno che l’esercito vincitore si stava avvicinando. In vista del campo, Vocula ordina ai suoi di fermarsi, di trincerarsi dietro un vallo e una fossa: poi, deposte salmerie e ingombri vari, avrebbero combattuto più liberamente. Ma i soldati contestarono rumorosamente il comandante, pretendendo subito la battaglia: e le minacce erano ormai per loro abituali. Senza neppure prendere il tempo di schierarsi, disordinati e stanchi, si sobbarcarono il peso del combattimento. Civile era a contatto con loro, attento a sfruttare gli errori del nemico, ma anche fiducioso nel valore dei suoi. Varia la fortuna dei Romani: i più facinorosi risultarono i più vili. Alcuni, nel ricordo della recente vittoria, fermi al loro posto, colpivano, facevano coraggio a sé e ai vicini e, rinnovando gli attacchi, tendono le braccia agli assediati, perché colgano l’occasione buona. Questi, che tutto vedevano dall’alto delle mura, si lanciano all’assalto da tutte le porte. Civile, per una casuale caduta da cavallo, era finito a terra: nei due eserciti prese credito la voce che fosse morto o ferito, il che produsse tanto panico fra i suoi, quanto ardire fra i nemici. Ma Vocula, invece di tallonare i fuggiaschi, si mise a rafforzare il trinceramento e le torri del campo, come nell’imminenza di un nuovo assedio. Troppe volte aveva sprecato la vittoria per non destare il giustificato sospetto di volere il protrarsi della guerra.