Traduzione di Paragrafo 33, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Civilis parte copiarum retenta veteranas cohortis et quod e Germanis maxime promptum adversus Voculam exercitumque eius mittit, Iulio Maximo et Claudio Victore, sororis suae filio, ducibus. Rapiunt in transitu hiberna alae Asciburgii sita; adeoque improvisi castra involavere ut non adloqui, non pandere aciem Vocula potuerit: id solum ut in tumultu monuit, subsignano milite media firmare: auxilia passim circumfusa sunt. Eques prorupit, exceptusque compositis hostium ordinibus terga in suos vertit. Caedes inde, non proelium. Et Nerviorum cohortes, metu seu perfidia, latera nostrorum nudavere: sic ad legiones perventum, quae amissis signis intra vallum sternebantur, cum repente novo auxilio fortuna pugnae mutatur. Vasconum lectae a Galba cohortes ac tum accitae, dum castris propinquant, audito proeliantium clamore intentos hostis a tergo invadunt latioremque quam pro numero terrorem faciunt, aliis a Novaesio, aliis a Mogontiaco universas copias advenisse credentibus. Is error Romanis addit animos, et dum alienis viribus confidunt, suas recepere. Fortissimus quisque e Batavis, quantum peditum erat, funduntur: eques evasit cum signis captivisque, quos prima acie corripuerant. Caesorum eo die in partibus nostris maior numerus et imbellior, e Germanis ipsa robora.

Traduzione all'italiano


Civile, trattenuta con sé parte delle truppe, lanciò contro Vocula le coorti veterane e i reparti più efficienti dei Germani, al comando di Giulio Massimo e del figlio della sorella Claudio Vittore. Durante il percorso saccheggiano la sede invernale di uno squadrone di cavalleria, situata ad Asciburgio; poi piombarono così fulminei sul campo romano, che Vocula non ebbe il tempo né di arringare i suoi soldati, né di schierarli sul terreno. In quella situazione di emergenza, poté solo ordinare ai legionari di raccogliersi al centro; i reparti ausiliari si sparsero in qualche modo sui lati. Una carica di cavalleria si trovò di fronte un compatto schieramento nemico e dovette ripiegare nelle proprie linee. Seguì un massacro più che una battaglia. Le coorti dei Nervii, paura o tradimento che fosse, lasciarono scoperti i fianchi dei nostri. Così fu la volta delle legioni che, perdute le insegne, venivano massacrate all’interno del vallo, ma inattesi rinforzi rovesciarono di colpo le sorti della battaglia. Le coorti arruolate da Galba tra i Vasconi, chiamate proprio allora in aiuto, mentre si avvicinano, odono il clamore della battaglia e si lanciano alle spalle del nemico, provocando un panico sproporzionato alla loro consistenza numerica: credettero trattarsi dell’arrivo dell’intero esercito da Novesio e altri da Magonza. L’equivoco ridiede coraggio ai Romani che, confidando nelle forze altrui, riprendono le proprie. I reparti migliori della fanteria batava vengono travolti; la cavalleria riuscì a fuggire con le insegne e i prigionieri catturati nella prima parte della battaglia. Quel giorno il numero dei caduti fra le nostre file fu più alto, ma non erano gli uomini migliori; i Germani lasciarono sul campo il nerbo delle loro forze.