Traduzione di Paragrafo 28, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


At Civilem immensis auctibus universa Germania extollebat, societate nobilissimis obsidum firmata. Ille, ut cuique proximum, vastari Ubios Trevirosque, et aliam manum Mosam amnem transire iubet, ut Menapios et Morinos et extrema Galliarum quateret. Actae utrobique praedae, infestius in Ubiis, quod gens Germanicae originis eiurata patria [Romanorum nomen] Agrippinenses vocarentur. Caesae cohortes eorum in vico Marcoduro incuriosius agentes, quia procul ripa aberant. Nec quievere Ubii quo minus praedas e Germania peterent, primo impune, dein circumventi sunt, per omne id bellum meliore usi fide quam fortuna. Contusis Ubiis gravior et successu rerum ferocior Civilis obsidium legionum urgebat, intentis custodiis ne quis occultus nuntius venientis auxilii penetraret. Machinas molemque operum Batavis delegat: Transrhenanos proelium poscentis ad scindendum vallum ire detrusosque redintegrare certamen iubet, superante multitudine et facili damno.

Traduzione all'italiano


Intanto l’intera Germania, grazie all’adesione di forze immense, esaltava la figura di Civile, e la consegna nelle sue mani dei più nobili ostaggi cementava la lega. Civile comanda alle popolazioni più vicine di saccheggiare il territorio degli Ubii e dei Treviri; a un altro gruppo di traversare la Mosa e di far sollevare i Menapii e i Morini e le zone estreme delle Gallie. Predarono in quelle regioni, accanendosi di più sugli Ubii perché, popolo di origine germanica, rinnegata la patria, si facevano chiamare, con nome romano, Agrippinesi. Massacrano delle loro coorti nel villaggio di Marcoduro, dov’erano accampate, senza adeguati servizi di guardia, perché lontane dal Reno. Non stettero gli Ubii a guardare, ma si buttarono al saccheggio in Germania, impunemente dapprima, ma poi vennero intercettati: più fedeli, per tutto il corso di quella guerra, che fortunati. Schiacciati gli Ubii, Civile, con forze più imponenti e imbaldanzito dai successi, stringe la morsa attorno alle legioni, disponendo una stretta sorveglianza perché non penetrasse di nascosto nel campo alcun messo ad annunciare l’arrivo dei soccorsi. Affida ai Batavi le macchine e le opere campali; manda i Transrenani, che insistevano per combattere, a sfondare il vallo, con l’ordine di ritentare gli assalti, se ricacciati: erano una massa enorme e le perdite contavano poco.