Traduzione di Paragrafo 19, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Isdem diebus Batavorum et Canninefatium cohortis, cum iussu Vitellii in urbem pergerent, missus a Civile nuntius adsequitur. Intumuere statim superbia ferociaque et pretium itineris donativum, duplex stipendium, augeri equitum numerum, promissa sane a Vitellio, postulabant, non ut adsequerentur, sed causam seditioni. Et Flaccus multa concedendo nihil aliud effecerat quam ut acrius exposcerent quae sciebant negaturum. Spreto Flacco inferiorem Germaniam petivere ut Civili iungerentur. Hordeonius adhibitis tribunis centurionibusque consultavit num obsequium abnuentis vi coerceret; mox insita ignavia et trepidis ministris, quos ambiguus auxiliorum animus et subito dilectu suppletae legiones angebant, statuit continere intra castra militem: dein paenitentia et arguentibus ipsis qui suaserant, tamquam secuturus scripsit Herennio Gallo legionis primae legato, qui Bonnam obtinebat, ut arceret transitu Batavos: se cum exercitu tergis eorum haesurum. Et opprimi poterant si hinc Hordeonius, inde Gallus, motis utrimque copiis, medios clausissent. Flaccus omisit inceptum aliisque litteris Gallum monuit ne terreret abeuntis: unde suspicio sponte legatorum excitari bellum cunctaque quae acciderant aut metuebantur non inertia militis neque hostium vi, sed fraude ducum evenire.

Traduzione all'italiano


In quegli stessi giorni, un messo di Civile raggiunge le coorti dei Batavi e dei Canninefati in marcia, per ordine di Vitellio, verso Roma. Subito, gonfi di orgoglio e tracotanza, pretendono un donativo per le spese di viaggio, uno stipendio doppio e un aumento degli effettivi di cavalleria, tutte cose promesse da Vitellio, ma ora reclamate, non per ottenerle, bensì come pretesto della rivolta. Le numerose concessioni di Flacco ebbero solo l’effetto di rendere più pesanti le loro richieste, che sapevano inaccettabili. Assunto un tono sprezzante con Flacco, si diressero verso la Germania inferiore, per ricongiungersi con Civile. Ordeonio chiamò a rapporto tribuni e centurioni, per discutere se costringerli all’obbedienza con la forza; ma poi, per la sua congenita inettitudine e perché gli ufficiali si mostravano preoccupati dei malfidi orientamenti degli ausiliari e dell’efficienza delle legioni rimpiazzate con reclute raccogliticce, decise di non far muovere i soldati. Subito dopo, ricredutosi, e biasimato da quegli stessi che lo avevano persuaso a quella scelta, parve intenzionato a inseguirli e scrisse a Erennio Gallo, legato della Prima legione di stanza a Bonna, di opporsi al loro passaggio, mentre intanto lui si sarebbe messo alle loro calcagna. Potevano schiacciarli, se Ordeonio da una parte e Gallo dall’altra, mossisi coi loro uomini, li avessero chiusi in mezzo. Ma Flacco non concluse nulla e, con un altro messaggio, ordinò a Gallo di non contrastare il loro passaggio. Nacque così il sospetto che fossero i legati a rinfocolare deliberatamente la guerra e che i disastri, già verificatisi o temuti, si spiegassero non con l’incapacità dei soldati o con la forza del nemico, bensì col tradimento dei comandanti.