Traduzione di Paragrafo 18, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


sic in Gallias Germaniasque intentus, si destinata provenissent, validissimarum ditissimarumque nationum regno imminebat. At Flaccus Hordeonius primos Civilis conatus per dissimulationem aluit: ubi expugnata castra, deletas cohortis, pulsum Batavorum insula Romanum nomen trepidi nuntii adferebant, Munium Lupercum legatum (is duarum legionum hibernis praeerat) egredi adversus hostem iubet. Lupercus legionarios e praesentibus, Ubios e proximis, Trevirorum equites haud longe agentis raptim transmisit, addita Batavorum ala, quae iam pridem corrupta fidem simulabat, ut proditis in ipsa acie Romanis maiore pretio fugeret. Civilis captarum cohortium signis circumdatus, ut suo militi recens gloria ante oculos et hostes memoria cladis terrerentur, matrem suam sororesque, simul omnium coniuges parvosque liberos consistere a tergo iubet, hortamenta victoriae vel pulsis pudorem. Ut virorum cantu, feminarum ululatu sonuit acies, nequaquam par a legionibus cohortibusque redditur clamor. Nudaverat sinistrum cornu Batavorum ala transfugiens statimque in nos versa. Sed legionarius miles, quamquam rebus trepidis, arma ordinesque retinebat. Ubiorum Trevirorumque auxilia foeda fuga dispersa totis campis palantur: illuc incubuere Germani, et fuit interim effugium legionibus in castra, quibus Veterum nomen est. Praefectus alae Batavorum Claudius Labeo, oppidano certamine aemulus Civili, ne interfectus invidiam apud popularis vel, si retineretur, semina discordiae praeberet, in Frisios avehitur.

Traduzione all'italiano


Ordeonio Flacco, fingendo di non vedere le prime mosse di Civile, finì per favorirle. Quando messaggeri terrorizzati gli portarono la notizia che il campo era stato preso, le coorti distrutte e il nome romano cancellato dall’isola dei Batavi, dà ordine al legato Munio Luperco, preposto ai quartieri invernali di due legioni, di uscire incontro al nemico. Luperco, con la massima celerità, trasferì sull’isola i legionari in quel momento disponibili, gli Ubii, poco lontani, i cavalieri Treviri, dislocati nelle vicinanze, oltre a uno squadrone di cavalleria batava che, già da tempo legata ai ribelli, fingeva fedeltà ai Romani, per farsi pagare meglio la propria defezione, compiendola nel pieno della battaglia. Civile, circondato dalle insegne delle coorti prigioniere, perché davanti agli occhi dei suoi soldati rifulgessero i segni della gloria recente e per incutere terrore ai nemici nel ricordo della sconfitta, ordina alla madre e alle sorelle sue e alle mogli coi figlioletti di tutti i combattenti di prendere posto alle spalle dei soldati, come incitamento alla vittoria e freno, per vergogna, alla fuga. Quando dalle loro file si alzarono il canto di battaglia degli uomini e l’urlo delle donne, le legioni e le coorti risposero con grida più spente. E già il fianco sinistro si trovava scoperto per la diserzione dello squadrone dei Batavi, che s’era immediatamente rivolto contro di noi. Tuttavia i legionari, pur nel momento critico, tenevano loro testa con ranghi ordinati. I reparti degli Ubii e dei Treviri si sbandarono per tutta la pianura in vergognosa fuga; addosso a loro volano i Germani, e intanto le legioni riparano nel campo di Castra Vetera. Il prefetto dello squadrone batavo, Claudio Labeone, in gara con Civile per rivalità interne, viene deportato nel territorio dei Frisii: Civile non voleva, uccidendolo, provocare risentimenti tra i suoi sostenitori, né consentirgli di seminare discordie, tenendoselo accanto.