Traduzione di Paragrafo 15, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Magno cum adsensu auditus barbaro ritu et patriis execrationibus universos adigit. Missi ad Canninefatis qui consilia sociarent. Ea gens partem insulae colit, origine lingua virtute par Batavis; numero superantur. Mox occultis nuntiis pellexit Britannica auxilia, Batavorum cohortis missas in Germaniam, ut supra rettulimus, ac tum Mogontiaci agentis. Erat in Canninefatibus stolidae audaciae Brinno, claritate natalium insigni; pater eius multa hostilia ausus Gaianarum expeditionum ludibrium impune spreverat. Igitur ipso rebellis familiae nomine placuit impositusque scuto more gentis et sustinentium umeris vibratus dux deligitur. Statimque accitis Frisiis (transrhenana gens est) duarum cohortium hiberna proximo +occupata+ Oceano inrumpit. Nec providerant impetum hostium milites, nec, si providissent, satis virium ad arcendum erat: capta igitur ac direpta castra. Dein vagos et pacis modo effusos lixas negotiatoresque Romanos invadunt. Simul excidiis castellorum imminebant, quae a praefectis cohortium incensa sunt, quia defendi nequibant. Signa vexillaque et quod militum in superiorem insulae partem congregantur, duce Aquilio primipilari, nomen magis exercitus quam robur: quippe viribus cohortium abductis Vitellius e proximis Nerviorum Germanorumque pagis segnem numerum armis oneraverat.

Traduzione all'italiano


Seguono il discorso con grande entusiasmo e allora Civile li lega tutti a sé con le formule di imprecazioni tradizionali, secondo il rito barbarico. Inviano loro emissari ai Canninefati, per averli compagni nell’impresa. Si tratta di una popolazione stanziata su una parte dell’isola, assai simile ai Batavi per origine, lingua e valore, ma inferiore di numero. Poi, con messaggi segreti, Civile si conquistò i reparti ausiliari richiamati dalla Britannia, e cioè le coorti batave inviate, come già riferito, in Germania e allora di stanza a Magonza. C’era tra i Canninefati un certo Brinnone, guerriero stupidamente temerario, ma di nobili natali: suo padre, autore di spericolate azioni contro di noi, si era impunemente preso gioco delle ridicole spedizioni volute da Caligola. Bastò, quindi, il nome della sua famiglia ribelle a renderlo popolare: levato sugli scudi, secondo l’uso locale, e fatto passare di spalla in spalla dai guerrieri che ve lo tenevano sopra, viene eletto loro capo. Fatti subito accorrere al suo fianco i Frisii (popolazione d’oltre Reno), prende d’assalto il campo invernale di due coorti, collocato vicino all’Oceano. I soldati non avevano previsto l’attacco nemico e, quand’anche l’avessero fatto, non disponevano di forze sufficienti per respingerlo. Il campo, dunque, fu preso e saccheggiato. Si buttano quindi su inservienti militari e commercianti romani sparsi, come succede in tempo di pace, e in circolazione un po’ dappertutto. Intanto puntavano alla distruzione dei posti fortificati, che i prefetti delle coorti fecero incendiare nell’impossibilità di difenderli. I vari reparti e i soldati sparsi si concentrarono nella parte nord dell’isola, sotto la guida del centurione primipilare Aquilio: avevano il nome, ma non la forza effettiva di un esercito. In effetti Vitellio s’era preso il meglio di quelle truppe e aveva fatto imbracciare le armi a una massa inetta, raccolta nei vicini villaggi dei Nervii e dei Germani.