Traduzione di Paragrafo 13, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Iulius Paulus et Iulius Civilis regia stirpe multo ceteros anteibant. Paulum Fonteius Capito falso rebellionis crimine interfecit; iniectae Civili catenae, missusque ad Neronem et a Galba absolutus sub Vitellio rursus discrimen adiit, flagitante supplicium eius exercitu: inde causae irarum spesque ex malis nostris. Sed Civilis ultra quam barbaris solitum ingenio sollers et Sertorium se aut Annibalem ferens simili oris dehonestamento, ne ut hosti obviam iretur, si a populo Romano palam descivisset, Vespasiani amicitiam studiumque partium praetendit, missis sane ad eum Primi Antonii litteris, quibus avertere accita Vitellio auxilia et tumultus Germanici specie retentare legiones iubebatur. Eadem Hordeonius Flaccus praesens monuerat, inclinato in Vespasianum animo et rei publicae cura, cui excidium adventabat, si redintegratum bellum et tot armatorum milia Italiam inrupissent.

Traduzione all'italiano


Primeggiavano decisamente sugli altri Giulio Civile e Claudio Paolo, di stirpe regale. Fonteio Capitone fece uccidere Paolo, accusandolo falsamente di ribellione. Civile, messo in catene, inviato a Nerone e poi liberato da Galba, corse un altro brutto rischio con Vitellio, il cui esercito ne voleva la testa. Da qui motivi di risentimento e la speranza di poter contare sulle nostre difficoltà. Civile, dotato, ben oltre il livello normale dei barbari, di una intelligenza raffinata e scaltra, si sentiva un Sertorio e un Annibale per un’analoga deturpazione del volto. Per evitare uno scontro frontale coi Romani, se avesse scelto la strada della ribellione aperta, si finse amico di Vespasiano e suo sostenitore. In realtà, aveva ricevuto un messaggio di Antonio Primo, con l’ordine di dirottare su un altro obiettivo gli aiuti richiesti da Vitellio, trattenendo le legioni col pretesto di una sollevazione in Germania. Istruzioni di identico tenore gli aveva dato personalmente Ordeonio Flacco, per propensione verso Vespasiano e perché preoccupato della sorte dello stato romano, avviato a inevitabile rovina, se si fosse riaccesa la guerra e migliaia e migliaia di soldati si fossero riversati in Italia.