Traduzione di Paragrafo 1, Libro 4 di Tacito

Versione originale in latino


Interfecto Vitellio bellum magis desierat quam pax coeperat. Armati per urbem victores implacabili odio victos consectabantur: plenae caedibus viae, cruenta fora templaque, passim trucidatis, ut quemque fors obtulerat. Ac mox augescente licentia scrutari ac protrahere abditos; si quem procerum habitu et iuventa conspexerant, obtruncare nullo militum aut populi discrimine. Quae saevitia recentibus odiis sanguine explebatur, dein verterat in avaritiam. Nihil usquam secretum aut clausum sinebant, Vitellianos occultari simulantes. Initium id perfringendarum domuum, vel si resisteretur, causa caedis; nec deerat egentissimus quisque e plebe et pessimi servitiorum prodere ultro ditis dominos, alii ab amicis monstrabantur. Ubique lamenta, conclamationes et fortuna captae urbis, adeo ut Othoniani Vitellianique militis invidiosa antea petulantia desideraretur. Duces partium accendendo civili bello acres, temperandae victoriae impares, quippe inter turbas et discordias pessimo cuique plurima vis, pax et quies bonis artibus indigent.

Traduzione all'italiano


L’uccisione di Vitellio aveva segnato la fine della guerra più che l’inizio della pace. I vincitori, armi in pugno, davano la caccia ai vinti, per la città, con odio implacabile. Le strade piene di cadaveri, piazze e templi rossi di sangue, uomini trucidati ovunque, dove il caso li aveva esposti ai colpi. Poi, dilagando il loro arbitrio, perquisivano le case e trascinavano fuori chi era rintanato; qualsiasi giovane di alta statura incrociassero, lo massacravano, senza distinguere tra soldati e civili. Questa ferocia, finché l’odio era fresco, trovava sfogo nel sangue; poi finì in avidità di preda. Col pretesto che si nascondessero Vitelliani, aprono e frugano ovunque: iniziano con l’abbattere le porte e, al primo cenno di resistenza, hanno un motivo per uccidere. Succedeva anche che i plebei più indigenti e gli schiavi peggiori denunciassero, di loro iniziativa, i ricchi proprietari; altri erano segnalati dagli amici. Ovunque lamenti e grida di dolore; insomma, il destino di una città conquistata: c’era da rimpiangere la sfacciata turbolenza, prima detestata, dei soldati di Otone e Vitellio. I capi flaviani, risoluti nell’attizzare il fuoco della guerra civile, apparivano incapaci di controllare la vittoria, perché nel torbido delle discordie maggiore è l’influenza dei peggiori, mentre la pace e l’ordine richiedono doti e capacità.