Traduzione di Paragrafo 9, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur repentino incursu Antonius stationes hostium inrupit; temptatisque levi proelio animis ex aequo discessum. Mox Caecina inter Hostiliam, vicum Veronensium, et paludes Tartari fluminis castra permuniit, tutus loco, cum terga flumine, latera obiectu paludis tegerentur. Quod si adfuisset fides, aut opprimi universis Vitellianorum viribus duae legiones, nondum coniuncto Moesico exercitu, potuere, aut retro actae deserta Italia turpem fugam conscivissent. Sed Caecina per varias moras prima hostibus prodidit tempora belli, dum quos armis pellere promptum erat, epistulis increpat, donec per nuntios pacta perfidiae firmaret. Interim Aponius Saturninus cum legione septima Claudiana advenit. Legioni tribunus Vipstanus Messala praeerat, claris maioribus, egregius ipse et qui solus ad id bellum artis bonas attulisset. Has ad copias nequaquam Vitellianis paris (quippe tres adhuc legiones erant) misit epistulas Caecina, temeritatem victa arma tractantium incusans. Simul virtus Germanici exercitus laudibus attollebatur, Vitellii modica et vulgari mentione, nulla in Vespasianum contumelia: nihil prorsus quod aut corrumperet hostem aut terreret. Flavianarum partium duces omissa prioris fortunae defensione pro Vespasiano magnifice, pro causa fidenter, de exercitu securi, in Vitellium ut inimici praesumpsere, facta tribunis centurionibusque retinendi quae Vitellius indulsisset spe; atque ipsum Caecinam non obscure ad transitionem hortabantur. Recitatae pro contione epistulae addidere fiduciam, quod submisse Caecina, velut offendere Vespasianum timens, ipsorum duces contemptim tamquam insultantes Vitellio scripsissent.

Traduzione all'italiano


Dunque, con un attacco improvviso, Antonio si gettò sugli avamposti nemici e, dopo una scaramuccia per saggiare l’avversario, le due parti si ritirarono senza vincitori né vinti. Poco dopo Cecina stabilì il suo campo tra Ostiglia, località nel territorio di Verona, e le paludi del fiume Tartaro, in posizione sicura, perché protetto alle spalle dal fiume e sui lati dalla distesa delle paludi. Se avesse fatto lealmente il suo dovere, poteva schiacciare con tutte le forze vitelliane quelle due legioni prima che si ricongiungessero all’esercito della Mesia, oppure esse, costrette a lasciare in ritirata l’Italia, avrebbero conosciuto una fuga vergognosa. Cecina invece, con vari indugi, lasciò che i nemici beneficiassero delle prime fasi della guerra, limitandosi a rimproveri epistolari contro quelli che era facile spazzare con le armi, in attesa di definire, attraverso intermediari, i patti del tradimento. Nel frattempo arrivò Aponio Saturnino con la Settima legione Claudiana. La comandava il tribuno Vipstano Messalla, che vantava illustri antenati, persona d’eccezione lui stesso, il solo che abbia dato a quella guerra un contributo di nobili ideali. A queste forze, che non pareggiavano affatto quelle vitelliane (erano fino a quel momento tre legioni), Cecina indirizzò un messaggio, deplorando la loro temerità di impiegare, vinti, le armi; al tempo stesso esaltava il valore dell’esercito di Germania, mentre riservava a Vitellio un cenno modesto e insignificante, evitando parole offensive nei confronti di Vespasiano: nulla insomma che servisse a conquistarli alla propria causa o a intimorirli. I capi di parte flaviana, senza perdersi in giustificazioni sulla sorte passata, intonarono la loro risposta a parole altamente elogiative per Vespasiano, trasparenti lealtà alla propria causa e sicurezza nell’esercito, e ad aperta ostilità contro Vitellio; facevano balenare a tribuni e centurioni la speranza di mantenere le benevoli concessioni avute da Vitellio; invitavano a chiare lettere Cecina a passare dalla loro parte. La lettura di queste due lettere, avvenuta di fronte alle truppe riunite di Antonio, diede loro ulteriore fiducia, nella constatazione che, mentre Cecina impiegava un tono riguardoso, temendo, si sarebbe detto, di offendere Vespasiano, i propri capi avevano usato un linguaggio sprezzante, come per sfidare Vitellio.