Traduzione di Paragrafo 83, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Aderat pugnantibus spectator populus, utque in ludicro certamine, hos, rursus illos clamore et plausu fovebat. Quotiens pars altera inclinasset, abditos in tabernis aut si quam in domum perfugerant, erui iugularique expostulantes parte maiore praedae potiebantur: nam milite ad sanguinem et caedis obverso spolia in vulgus cedebant. Saeva ac deformis urbe tota facies: alibi proelia et vulnera, alibi balineae popinaeque; simul cruor et strues corporum, iuxta scorta et scortis similes; quantum in luxurioso otio libidinum, quidquid in acerbissima captivitate scelerum, prorsus ut eandem civitatem et furere crederes et lascivire. Conflixerant <et> ante armati exercitus in urbe, bis Lucio Sulla, semel Cinna victoribus, nec tunc minus crudelitatis: nunc inhumana securitas et ne minimo quidem temporis voluptates intermissae: velut festis diebus id quoque gaudium accederet, exultabant, fruebantur, nulla partium cura, malis publicis laeti.

Traduzione all'italiano


Il popolo assisteva da spettatore ai combattimenti, come nei duelli del circo, sostenendo con grida e applausi gli uni o gli altri. Quando una delle due parti cedeva, mentre pretendeva che fossero tirati fuori e finiti quanti s’erano acquattati nelle botteghe o rifugiati nelle case, faceva man bassa della maggior parte della preda. Coi soldati intenti al sangue e alla strage, le spoglie delle vittime finivano alla plebaglia. L’aspetto della città era tremendo e ripugnante insieme: da un lato scontri e ferite, dall’altro gente nei bagni e nelle taverne; rivoli di sangue e mucchi di cadaveri affiancati a puttane e gente del genere; quanta degradazione rigurgita nella dissolutezza dell’ozio, quanta delittuosa violenza nella più spietata conquista, tutto c’era: Roma stessa l’avresti creduta travolta da una follia di furore e di oscenità. Anche in passato s’erano scontrati a Roma eserciti in armi, vincitori due volte Lucio Silla e una Cinna, e anche allora c’era stata non minore crudeltà; ma ora si respirava un cinismo disumano, mentre i piaceri non avevano un minuto di pausa: come se, in giorni già di festa, s’aggiungesse questo nuovo piacere, tutti esultavano e godevano, indifferenti a quale parte vincesse, lieti della sventura di tutto lo stato.