Traduzione di Paragrafo 80, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Eo successu studia populi aucta; vulgus urbanum arma cepit. Paucis scuta militaria, plures raptis quod cuique obvium telis signum pugnae exposcunt. Agit grates Vitellius et ad tuendam urbem prorumpere iubet. Mox vocato senatu deliguntur legati ad exercitus ut praetexto rei publicae concordiam pacemque suaderent. Varia legatorum sors fuit. Qui Petilio Ceriali occurrerant extremum discrimen adiere, aspernante milite condiciones pacis. Vulneratur praetor Arulenus Rusticus: auxit invidiam super violatum legati praetorisque nomen propria dignatio viri. Pulsantur comites, occiditur proximus lictor, dimovere turbam ausus: et ni dato a duce praesidio defensi forent, sacrum etiam inter exteras gentis legatorum ius ante ipsa patriae moenia civilis rabies usque in exitium temerasset. Aequioribus animis accepti sunt qui ad Antonium venerant, non quia modestior miles, sed duci plus auctoritatis.

Traduzione all'italiano


Il successo accrebbe l’entusiasmo popolare. La plebe di Roma si arma. Pochi imbracciano scudi regolamentari, i più impugnano armi prese dove capitava, ma tutti vogliono il segnale della battaglia. Vitellio li ringrazia e ordina loro di correre alla difesa della città. Poi convoca il senato e lì si formano delegazioni da inviare agli eserciti flaviani per invitarli, in nome dell’interesse dello stato, alla concordia e alla pace. Alle delegazioni toccarono sorti diverse. Quella inviata da Petilio Ceriale corse i pericoli maggiori, perché i soldati non volevano sentir parlare di condizioni di pace. Rimane ferito il pretore Aruleno Rustico. Il fatto produsse uno sdegno tanto più violento, perché era stata violata la sua figura di rappresentante di Roma e di pretore ed era stata inoltre calpestata la dignità personale di quell’uomo. I suoi compagni vengono scacciati e il littore, che al suo fianco aveva osato fargli largo tra la folla, ucciso; e se non avessero avuto la protezione della scorta loro assegnata da Ceriale, il rabbioso furore della guerra civile avrebbe calpestato, davanti alle mura della patria, quel principio di inviolabilità dei rappresentanti, rispettato come sacro anche dalle popolazioni straniere. Più composta fu l’accoglienza riservata a quelli recatisi da Antonio, ma solo per la maggiore autorità del comandante, non certo perché i soldati fossero meno aggressivi.

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