Traduzione di Paragrafo 8, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Quaesitum inde quae sedes bello legeretur. Verona potior visa, patentibus circum campis ad pugnam equestrem, qua praevalebant: simul coloniam copiis validam auferre Vitellio in rem famamque videbatur. Possessa ipso transitu Vicetia; quod per se parvum (etenim modicae municipio vires) magni momenti locum obtinuit reputantibus illic Caecinam genitum et patriam hostium duci ereptam. In Veronensibus pretium fuit: exemplo opibusque partis iuvere; et interiectus exercitus Raetiam Iuliasque Alpis, [ac] ne pervium illa Germanicis exercitibus foret, obsaepserat. Quae ignara Vespasiano aut vetita: quippe Aquileiae sisti bellum expectarique Mucianum iubebat, adiciebatque imperio consilium, quando Aegyptus, claustra annonae, vectigalia opulentissimarum provinciarum obtinerentur, posse Vitellii exercitum egestate stipendii frumentique ad deditionem subigi. Eadem Mucianus crebris epistulis monebat, incruentam et sine luctu victoriam et alia huiusce modi praetexendo, sed gloriae avidus atque omne belli decus sibi retinens. Ceterum ex distantibus terrarum spatiis consilia post res adferebantur.

Traduzione all'italiano


Si affrontò poi il problema della scelta di una località quale base operativa. Verona parve la migliore, perché attorniata da ampie pianure adatte agli scontri di cavalleria, in cui erano più forti; e anche perché, strappando a Vitellio una colonia opulenta, ne veniva utilità e prestigio. Lungo il percorso si impossessarono di Vicenza: episodio di per sé secondario, perché le risorse del municipio non erano grandi, che però acquistò significato, considerando che vi era nato Cecina e che quindi si toglieva la patria al comandante nemico. La presa di Verona fu un guadagno reale: il significato esemplare di quella conquista e le risorse a disposizione giovarono davvero alla causa; inoltre la dislocazione dell’esercito tra la Rezia e le Alpi Giulie costituiva una barriera a un eventuale passaggio lungo quella direttrice degli eserciti germanici. Questo all’insaputa di Vespasiano o contro i suoi ordini. Aveva infatti disposto che si attestassero ad Aquileia ad aspettare Muciano, e aveva motivato il suo ordine, sottolineando che, attraverso il controllo dell’Egitto, zona chiave per il rifornimento dei viveri, e disponendo dei contributi delle province più ricche, si poteva costringere l’esercito di Vitellio alla resa per mancanza di denaro e di grano. Analoghi erano gli avvertimenti contenuti in ripetuti messaggi di Muciano, il quale accampava il pretesto di una vittoria incruenta, senza sofferenze, e altro del genere, ma in realtà, smanioso di gloria, voleva riservarsi l’onore di tutte le operazioni. Ma la distanza era grande e i consigli arrivavano a fatti compiuti.