Traduzione di Paragrafo 78, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Dum haec in partibus Vitellii geruntur, digressus Narnia Vespasiani exercitus festos Saturni dies Ocriculi per otium agitabat. Causa tam pravae morae ut Mucianum opperirentur. Nec defuere qui Antonium suspicionibus arguerent tamquam dolo cunctantem post secretas Vitellii epistulas, quibus consulatum et nubilem filiam et dotalis opes pretium proditionis offerebat. Alii ficta haec et in gratiam Muciani composita; quidam omnium id ducum consilium fuisse, ostentare potius urbi bellum quam inferre, quando validissimae cohortes a Vitellio descivissent, et abscisis omnibus praesidiis cessurus imperio videbatur: sed cuncta festinatione, deinde ignavia Sabini corrupta, qui sumptis temere armis munitissimam Capitolii arcem et ne magnis quidem exercitibus expugnabilem adversus tris cohortis tueri nequivisset. Haud facile quis uni adsignaverit culpam quae omnium fuit. Nam et Mucianus ambiguis epistulis victores morabatur, et Antonius praepostero obsequio, vel dum regerit invidiam, crimen meruit; ceterique duces dum peractum bellum putant, finem eius insignivere. Ne Petilius quidem Cerialis, cum mille equitibus praemissus, ut transversis itineribus per agrum Sabinum Salaria via urbem introiret, satis maturaverat, donec obsessi Capitolii fama cunctos simul exciret.

Traduzione all'italiano


Contemporaneamente a questi avvenimenti di parte vitelliana, l’esercito di Vespasiano, lasciata Narni, festeggiava, inattivo a Otricoli, i Saturnali. Motivo di così deplorevole indugio, l’attesa di Muciano. Ma non mancò chi rovesciasse su Antonio il sospetto di aver appositamente fermato l’avanzata, a seguito di una lettera segreta di Vitellio, con la quale gli offriva il consolato, la figlia in sposa e una ricca dote quale prezzo del tradimento. Altri giudicarono tutto ciò pura invenzione, costruita per ingraziarsi Muciano. Altri ancora, che fosse un piano deciso concordemente fra tutti i capi quello di minacciare la guerra a Roma più che farla davvero, dal momento che le migliori coorti di Vitellio lo avevano abbandonato, sicché, privato dei suoi punti di forza, non gli restava che rinunciare all’impero. Ma questo piano era saltato, per la precipitazione prima e poi per l’incapacità di Sabino che, impugnate avventatamente le armi, non aveva saputo difendere dall’assalto di tre coorti la solidissima rocca del Campidoglio, inespugnabile anche per un grande esercito. Ma sarebbe difficile far ricadere su uno solo la colpa di tutti. Infatti da una parte Muciano, con istruzioni ambigue, ritardava l’azione dei vincitori, dall’altra Antonio, o con un’accondiscendenza tardiva, o per gettare su Muciano l’odiosa responsabilità dei fatti, finì per rendersi colpevole. Gli altri capi, poi, ritenendo la guerra conclusa, ne resero la fine tristemente famosa. Neppure Petilio Ceriale, inviato con mille cavalieri col compito di raggiungere Roma dalla via Salaria, passando per vie traverse lungo il territorio sabino, s’era mosso con sufficiente speditezza. Per spingere tutti all’azione, ci volle la notizia dell’assedio al Campidoglio.