Traduzione di Paragrafo 74, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Domitianus prima inruptione apud aedituum occultatus, sollertia liberti lineo amictu turbae sacricolarum immixtus ignoratusque, apud Cornelium Primum paternum clientem iuxta Velabrum delituit. Ac potiente rerum patre, disiecto aeditui contubernio, modicum sacellum Iovi Conservatori aramque posuit casus suos in marmore expressam; mox imperium adeptus Iovi Custodi templum ingens seque in sinu dei sacravit. Sabinus et Atticus onerati catenis et ad Vitellium ducti nequaquam infesto sermone vultuque excipiuntur, frementibus qui ius caedis et praemia navatae operae petebant. Clamore a proximis orto sordida pars plebis supplicium Sabini exposcit, minas adulationesque miscet. Stantem pro gradibus Palatii Vitellium et preces parantem pervicere ut absisteret: tum confossum laceratumque et absciso capite truncum corpus Sabini in Gemonias trahunt.

Traduzione all'italiano


Domiziano, acquattatosi al primo assalto presso il custode del tempio, riuscì, grazie a un’ingegnosa trovata di un liberto, a mescolarsi, indossando una veste di lino, alla turba dei sacerdoti di Iside e, senz’essere riconosciuto, si rintanò nella casa di Cornelio Primo, cliente del padre, dalle parti del Velabro. Quando poi il padre ebbe il potere, fece abbattere l’abitazione del custode e sul posto eresse un tempietto a Giove Conservatore, con un altare nel cui marmo era effigiata quella sua avventura. Successivamente, salito al potere, consacrò un tempio a Giove Custode, facendosi raffigurare tra le braccia del dio. Sabino e Attico, tradotti in catene davanti a Vitellio, ebbero da lui un’accoglienza con volto ed espressioni tutt’altro che ostili, nonostante il vociare dei soldati, che reclamavano il diritto di ucciderli e la ricompensa per il loro intervento. S’alzano grida ostili dai più vicini a Vitellio e la peggior feccia della plebe chiede la testa di Sabino, alternando minacce e adulazioni. Ritto sui gradini d’ingresso al Palazzo, Vitellio stava per intercedere in suo favore, ma lo costringono a desistere. Il corpo di Sabino, trafitto, straziato, mozzo del capo, viene trascinato alle Gemonie.