Traduzione di Paragrafo 73, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Sed plus pavoris obsessis quam obsessoribus intulit. Quippe Vitellianus miles neque astu neque constantia inter dubia indigebat: ex diverso trepidi milites, dux segnis et velut captus animi non lingua, non auribus competere, neque alienis consiliis regi neque sua expedire, huc illuc clamoribus hostium circumagi, quae iusserat vetare, quae vetuerat iubere: mox, quod in perditis rebus accidit, omnes praecipere, nemo exequi; postremo abiectis armis fugam et fallendi artis circumspectabant. Inrumpunt Vitelliani et cuncta sanguine ferro flammisque miscent. Pauci militarium virorum, inter quos maxime insignes Cornelius Martialis, Aemilius Pacensis, Casperius Niger, Didius Scaeva, pugnam ausi obtruncantur. Flavium Sabinum inermem neque fugam coeptantem circumsistunt, et Quintium Atticum consulem, umbra honoris et suamet vanitate monstratum, quod edicta in populum pro Vespasiano magnifica, probrosa adversus Vitellium iecerat. Ceteri per varios casus elapsi, quidam servili habitu, alii fide clientium contecti et inter sarcinas abditi. Fuere qui excepto Vitellianorum signo, quo inter se noscebantur, ultro rogitantes respondentesve audaciam pro latebra haberent.

Traduzione all'italiano


L’incendio provocò un panico maggiore fra gli assediati che fra gli assedianti. Infatti i soldati vitelliani sapevano sfoderare abilità e decisione nel momento del pericolo. Dall’altra parte, invece, soldati smarriti, un capo inefficiente e quasi inebetito, incapace di parlare e di ascoltare, di affidarsi alla decisione di altri e di prendere una propria iniziativa, un capo che si spostava in tutte le direzioni secondo la provenienza delle grida nemiche, annullando gli ordini dati e ordinando quel che aveva vietato. Poi, come succede nelle situazioni disperate, tutti comandavano, nessuno eseguiva, finché, gettate le armi, ciascuno pensava alla fuga e a trovare un espediente per svignarsela. Irrompono i Vitelliani e tutto finisce in un turbine di sangue, ferro e fuoco. Pochi ufficiali, fra cui spiccavano i nomi di Cornelio Marziale, Emilio Pacense, Casperio Nigro, Didio Sceva, che osarono resistere, vennero falciati via. Circondano Flavio Sabino, senz’armi e senza la capacità di fuggire, e il console Quinzio Attico, messosi in mostra con quell’ombra di potere e per la propria insensatezza, perché aveva lanciato proclami al popolo inneggianti a Vespasiano e pieni di insulti per Vitellio. Gli altri sfuggirono fortunosamente, alcuni travestiti da schiavi, altri protetti da clienti fedeli o nascosti fra le salmerie. Alcuni, perfino, scoperta la parola d’ordine usata dai Vitelliani, la davano o la chiedevano per primi e in questo modo trovarono rifugio nell’audacia.