Traduzione di Paragrafo 71, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Vixdum regresso in Capitolium Martiale furens miles aderat, nullo duce, sibi quisque auctor. Cito agmine forum et imminentia foro templa praetervecti erigunt aciem per adversum collem usque ad primas Capitolinae arcis fores. Erant antiquitus porticus in latere clivi dextrae subeuntibus, in quarum tectum egressi saxis tegulisque Vitellianos obruebant. Neque illis manus nisi gladiis armatae, et arcessere tormenta aut missilia tela longum videbatur: faces in prominentem porticum iecere et sequebantur ignem ambustasque Capitolii fores penetrassent, ni Sabinus revulsas undique statuas, decora maiorum, in ipso aditu vice muri obiecisset. Tum diversos Capitolii aditus invadunt iuxta lucum asyli et qua Tarpeia rupes centum gradibus aditur. Improvisa utraque vis; propior atque acrior per asylum ingruebat. Nec sisti poterant scandentes per coniuncta aedificia, quae ut in multa pace in altum edita solum Capitolii aequabant. Hic ambigitur, ignem tectis obpugnatores iniecerint, an obsessi, quae crebrior fama, dum nitentis ac progressos depellunt. Inde lapsus ignis in porticus adpositas aedibus; mox sustinentes fastigium aquilae vetere ligno traxerunt flammam alueruntque. Sic Capitolium clausis foribus indefensum et indireptum conflagravit.

Traduzione all'italiano


Era appena rientrato Marziale in Campidoglio ed ecco son loro addosso i soldati furibondi, senza un capo, ciascuno facendo da sé. Avventatisi di corsa oltre il foro e i templi che lo dominano, avanzano in formazione su per il colle antistante, fino al primo ingresso della rocca capitolina. Lungo il declivio, sulla destra di chi sale, esistevano, fin da tempi remoti, dei portici, sul tetto dei quali si erano arrampicati gli assediati e da lì colpivano con sassi e con tegole i Vitelliani. Questi erano armati solo di spade e pareva loro di perder tempo a far venire macchine e armi da lancio. Gettarono torce incendiarie contro la parte sporgente dei portici e, seguendo il percorso del fuoco, avrebbero forzato la porta bruciata del Campidoglio, se Sabino non avesse fatto abbattere le statue là collocate un po’ dovunque a gloria degli antenati e fatto costruire con esse, proprio all’ingresso, una barricata. Allora i Vitelliani si precipitano verso i passaggi al Campidoglio posti su altri lati, dalla parte del bosco dell’asilo e per dove si sale alla rupe Tarpea lungo i cento gradini. I due assalti furono improvvisi: più vicino e violento quello dall’asilo. Impossibile frenare gli attaccanti, i quali montavano attraverso le costruzioni che, innalzate nel lungo periodo di pace e contigue alla rocca, arrivavano al livello del suolo su cui sorgeva il Campidoglio. A questo punto non si sa se a gettare il fuoco sui tetti siano stati gli assalitori oppure gli assediati - è questa la versione più corrente - contro gli altri che si facevano sotto da vicino. Da lì il fuoco finì sui portici addossati al tempio; poi presero fuoco le aquile di legno invecchiato che sorreggevano il frontone, avviando l’incendio. Così, a porte chiuse, bruciò il Campidoglio, non difeso né saccheggiato.