Traduzione di Paragrafo 69, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Praevenerat rumor eiurari ab eo imperium, scripseratque Flavius Sabinus cohortium tribunis ut militem cohiberent. Igitur tamquam omnis res publica in Vespasiani sinum cecidisset, primores senatus et plerique equestris ordinis omnisque miles urbanus et vigiles domum Flavii Sabini complevere. Illuc de studiis vulgi et minis Germanicarum cohortium adfertur. Longius iam progressus erat quam ut regredi posset; et suo quisque metu, ne disiectos eoque minus validos Vitelliani consectarentur, cunctantem in arma impellebant: sed quod in eius modi rebus accidit, consilium ab omnibus datum est, periculum pauci sumpsere. Circa lacum Fundani descendentibus qui Sabinum comitabantur armatis occurrunt promptissimi Vitellianorum. Modicum ibi proelium improviso tumultu, sed prosperum Vitellianis fuit. Sabinus re trepida, quod tutissimum e praesentibus, arcem Capitolii insedit mixto milite et quibusdam senatorum equitumque, quorum nomina tradere haud promptum est, quoniam victore Vespasiano multi id meritum erga partis simulavere. Subierunt obsidium etiam feminae, inter quas maxime insignis Verulana Gratilla, neque liberos neque propinquos sed bellum secuta. Vitellianus miles socordi custodia clausos circumdedit; eoque concubia nocte suos liberos Sabinus et Domitianum fratris filium in Capitolium accivit, misso per neglecta ad Flavianos duces nuntio qui circumsideri ipsos et, ni subveniretur, artas res nuntiaret. Noctem adeo quietam egit ut digredi sine noxa potuerit: quippe miles Vitellii adversus pericula ferox, laboribus et vigiliis parum intentus erat, et hibernus imber repente fusus oculos aurisque impediebat.

Traduzione all'italiano


L’aveva preceduto la voce della sua abdicazione e Flavio Sabino aveva mandato un messaggio ai tribuni delle coorti di tenere consegnata la truppa. Allora, come se tutto lo stato fosse caduto nelle braccia di Vespasiano, i membri più autorevoli del senato, la maggior parte dei cavalieri, e tutti i soldati dei reparti urbani e tutti i vigili riempiono in folla la casa di Flavio Sabino. Lì giunge la notizia del sostegno popolare a Vitellio e delle minacce da parte delle coorti germaniche. Ormai Sabino s’era spinto troppo avanti per tornare indietro; ancora esitava, ma gli altri, preoccupati ciascuno per sé, lo spingevano a prendere le armi per non offrirsi sbandati, e quindi più deboli, alla caccia dei Vitelliani. Però, come succede in simili casi, tutti davano consigli, pochi affrontavano il pericolo. Presso la vasca di Fundano la scorta armata di Sabino, che scendeva in quella direzione, viene affrontata dai Vitelliani più risoluti. A quell’attacco di sorpresa seguì un piccolo scontro, favorevole ai Vitelliani. Nella confusione, Sabino si asserragliò - era al momento la soluzione più sicura - nella rocca del Campidoglio coi soldati e un certo numero di senatori e cavalieri, il cui nome è pressoché impossibile precisare, perché, dopo la vittoria di Vespasiano, molti si inventarono tale merito verso di lui. Affrontarono l’assedio anche delle donne, fra le quali spiccava Verulana Gratilla, che non aveva figli o parenti da seguire, ma solo la guerra. La vigilanza disposta dai Vitelliani attorno agli assediati fu così incoscientemente trascurata, che Sabino poté, nel cuore della notte, richiamare nel Campidoglio i suoi figli e Domiziano, il figlio del fratello, oltre che inviare, attraverso un passaggio incustodito, un corriere ai capi flaviani, per avvertirli ch’erano bloccati e, senza il loro intervento, in grosse difficoltà. La notte trascorse così tranquilla che avrebbero potuto andarsene senza rischio. Il fatto è che i soldati di Vitellio, se erano arditi di fronte ai pericoli, trascuravano fatiche e turni di guardia; e oltre a questo, un improvviso rovescio di pioggia invernale rendeva difficile vedere e sentire.