Traduzione di Paragrafo 68, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Nec quisquam adeo rerum humanarum immemor quem non commoveret illa facies, Romanum principem et generis humani paulo ante dominum relicta fortunae suae sede per populum, per urbem exire de imperio. Nihil tale viderant, nihil audierant. Repentina vis dictatorem Caesarem oppresserat, occultae Gaium insidiae, nox et ignotum rus fugam Neronis absconderant, Piso et Galba tamquam in acie cecidere: in sua contione Vitellius, inter suos milites, prospectantibus etiam feminis, pauca et praesenti maestitiae congruentia locutus—cedere se pacis et rei publicae causa, retinerent tantum memoriam sui fratremque et coniugem et innoxiam liberorum aetatem miserarentur—, simul filium protendens, modo singulis modo universis commendans, postremo fletu praepediente adsistenti consuli (Caecilius Simplex erat) exolutum a latere pugionem, velut ius necis vitaeque civium, reddebat. Aspernante consule, reclamantibus qui in contione adstiterant, ut in aede Concordiae positurus insignia imperii domumque fratris petiturus discessit. Maior hic clamor obsistentium penatibus privatis, in Palatium vocantium. Interclusum aliud iter, idque solum quo in sacram viam pergeret patebat: tum consilii inops in Palatium redit.

Traduzione all'italiano


Nessuno v’era tanto insensibile al destino umano da non commuoversi a quella vista: un principe romano, fino a poco prima padrone del genere umano, lasciata la sede della propria potenza, se ne andava dall’impero, attraversando, in mezzo al popolo, la città. Spettacolo mai visto, mai udito narrare. Un improvviso gesto di violenza aveva abbattuto il dittatore Cesare, un complotto segreto Caligola, la notte e una campagna sconosciuta avevano nascosto la fuga di Nerone, Pisone e Galba caddero come sul campo di battaglia. Vitellio invece, in mezzo a una folla da lui convocata, fra i suoi soldati, sotto lo sguardo perfino di donne, pronunciò qualche parola intonata alla presente mestizia - si ritirava per il bene della pace e dello stato e chiedeva solo ricordo per sé e pietà per il fratello, la moglie e l’età innocente dei figli - e, protendendo il figlioletto, lo raccomandava ora a questo, ora a quello, ora a tutta la folla; infine, col pianto che gli serrava la gola, si tolse dal fianco il pugnale, simbolo del diritto di vita e di morte suoi cittadini, e lo consegnò al console (era Cecilio Semplice), a lui accanto in piedi. Al rifiuto del console di accettarlo, si allontanò, fra le grida di protesta dei presenti, per deporre le insegne del potere nel tempio della Concordia e raggiungere poi la casa del fratello. Ma qui, con più alto clamore, la folla gli impedì di entrare in una casa privata, chiedendo il suo ritorno al Palazzo. Ogni altro percorso è sbarrato: gli si apre davanti solo quello che conduce alla via Sacra. Allora, non sapendo che fare, rientrò a Palazzo.