Traduzione di Paragrafo 66, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Quod si tam facile suorum mentis flexisset Vitellius, quam ipse cesserat, incruentam urbem Vespasiani exercitus intrasset. Ceterum ut quisque Vitellio fidus, ita pacem et condiciones abnuebant, discrimen ac dedecus ostentantes et fidem in libidine victoris. Nec tantam Vespasiano superbiam ut privatum Vitellium pateretur, ne victos quidem laturos: ita periculum ex misericordia. Ipsum sane senem et prosperis adversisque satiatum, sed quod nomen, quem statum filio eius Germanico fore? Nunc pecuniam et familiam et beatos Campaniae sinus promitti: set ubi imperium Vespasianus invaserit, non ipsi, non amicis eius, non denique exercitibus securitatem nisi extincto aemulo redituram. Fabium illis Valentem, captivum et casibus dubiis reservatum, praegravem fuisse, nedum Primus ac Fuscus et specimen partium Mucianus ullam in Vitellium nisi occidendi licentiam habeant. Non a Caesare Pompeium, non ab Augusto Antonium incolumis relictos, nisi forte Vespasianus altiores spiritus gerat, Vitellii cliens, cum Vitellius collega Claudio foret. Quin, ut censuram patris, ut tris consulatus, ut tot egregiae domus honores deceret, desperatione saltem in audaciam accingeretur. Perstare militem, superesse studia populi; denique nihil atrocius eventurum quam in quod sponte ruant. Moriendum victis, moriendum deditis: id solum referre, novissimum spiritum per ludibrium et contumelias effundant an per virtutem.

Traduzione all'italiano


Se Vitellio avesse piegato l’animo dei suoi, con la stessa facilità con cui lui personalmente aveva ceduto, l’esercito di Vespasiano sarebbe entrato in Roma senza spargimento di sangue. Ma i suoi seguaci, quanto più erano fedeli, tanto più decisamente rifiutavano la pace e le condizioni di essa, sottolineando i pericoli, il disonore e il rischio di affidarsi totalmente all’arbitrio del vincitore. Né Vespasiano poteva aver tanta sicurezza di sé da permettersi un Vitellio vivo, privato cittadino; e del resto non l’avrebbero accettato i vinti: quindi la misericordia costituiva un pericolo. Egli, ormai vecchio, poteva esser sazio di successi e rovesci; ma quale nome, in quale condizione lasciava il figlio Germanico? Ora gli promettevano del denaro, degli schiavi e un posto tranquillo sulle meravigliose spiagge della Campania, ma quando Vespasiano avesse messo le mani sul potere supremo, la sicurezza per lui, per i suoi amici e i suoi eserciti poteva venire solo dalla eliminazione del rivale. Fabio Valente, prigioniero e tenuto in ostaggio per ogni eventualità, era sembrato troppo ingombrante; figurarsi se a Primo e a Fusco e al campione dei Flaviani, Muciano, restava un’alternativa diversa che ucciderlo. Nessuna incolumità garantì Cesare a Pompeo e Augusto ad Antonio, a meno che non abbia sentimenti più magnanimi Vespasiano, già protetto da un altro Vitellio, quando Vitellio era collega di Claudio. Possa allora Vitellio, in nome della censura del padre, dei suoi tre consolati e dei tanti onori della sua famiglia nobilissima, armarsi d’audacia, almeno per disperazione. Aveva la fedeltà dei soldati e l’affetto del popolo; nulla c’era di più tremendo del baratro, in cui volontariamente si gettavano. Essere vinti o arrendersi significava comunque la morte: quello che ormai contava era se esalare l’ultimo respiro tra scherni e insulti o da valorosi.