Traduzione di Paragrafo 62, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Isdem diebus Fabius Valens Urbini in custodia interficitur. Caput eius Vitellianis cohortibus ostentatum ne quam ultra spem foverent; nam pervasisse in Germanias Valentem et veteres illic novosque exercitus ciere credebant: visa caede in desperationem versi. Et Flavianus exercitus immane quantum <aucto> animo exitium Valentis ut finem belli accepit. Natus erat Valens Anagniae equestri familia. Procax moribus neque absurdus ingenio famam urbanitatis per lasciviam petere. Ludicro Iuvenalium sub Nerone velut ex necessitate, mox sponte mimos actitavit, scite magis quam probe. Legatus legionis et fovit Verginium et infamavit; Fonteium Capitonem corruptum, seu quia corrumpere nequiverat, interfecit: Galbae proditor, Vitellio fidus et aliorum perfidia inlustratus.

Traduzione all'italiano


In quegli stessi giorni Fabio Valente fu ucciso in carcere a Urbino. Mostrarono la sua testa alle coorti vitelliane, perché non s’abbandonassero a ulteriore speranza: lo credevano infatti al sicuro in Germania, a riorganizzare vecchi e nuovi eserciti, ma, di fronte alla prova della sua morte, ogni speranza cadde. Per l’esercito flaviano ciò costituì un incoraggiamento straordinario: accolse la morte di Valente come la fine della guerra. Era nato Valente ad Anagni, da famiglia equestre. Immorale, ma di intelligenza viva, cercava fama di eleganza nella dissolutezza. Sotto Nerone, nei Iuvenalia, recitò mimi pressoché costrettovi; continuò poi per sua libera scelta, con talento più che con decoro. Comandante di legione, corteggiò Virginio, ma in seguito lo calunniò; uccise Fonteio Capitone, o dopo averlo corrotto, o per non averlo potuto corrompere; traditore di Galba, fedele a Vitellio, si conquistò dignità dal voltafaccia degli altri.