Traduzione di Paragrafo 61, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Nec multo post legiones venere. Et terrore famaque aucti exercitus Vitellianae cohortes nutabant, nullo in bellum adhortante, multis ad transitionem, qui suas centurias turmasque tradere, donum victori et sibi in posterum gratiam, certabant. Per eos cognitum est Interamnam proximis campis praesidio quadringentorum equitum teneri. Missus extemplo Varus cum expedita manu paucos repugnantium interfecit; plures abiectis armis veniam petivere. Quidam in castra refugi cuncta formidine implebant, augendo rumoribus virtutem copiasque hostium, quo amissi praesidii dedecus lenirent. Nec ulla apud Vitellianos flagitii poena, et praemiis defectorum versa fides ac reliquum perfidiae certamen. Crebra transfugia tribunorum centurionumque; nam gregarius miles induruerat pro Vitellio, donec Priscus et Alfenus desertis castris ad Vitellium regressi pudore proditionis cunctos exolverent.

Traduzione all'italiano


Poco dopo arrivarono le legioni. Di fronte alla notizia che l’esercito s’era ingrossato, la fiducia delle coorti vitelliane, seriamente impensierite e che nessuno spronava alla guerra ma molti a disertare, vacillava, e già molti facevano a gara a consegnare la propria centuria o il proprio squadrone, quale dono per il vincitore ma anche garanzia di una ricompensa per sé in futuro. Da costoro si seppe che Terni, nella vicina campagna, era presidiata solo da quattrocento cavalieri. Vi fu subito spedito Varo con un contingente armato alla leggera: uccise i pochi che opposero resistenza e gli altri gettarono le armi e domandarono grazia. Alcuni, fuggiti verso il campo, vi gettarono il panico, esagerando, nel loro racconto, il valore e le forze nemiche, per far dimenticare l’onta di aver abbandonato il proprio posto. E non solo da parte vitelliana restava impunito un comportamento infamante, ma le ricompense accordate ai traditori scardinavano la fedeltà, sicché non restava che gareggiare nel tradimento. Non si contavano le diserzioni di tribuni e centurioni, mentre i soldati semplici persistevano in una caparbia fedeltà a Vitellio, finché Prisco e Alfeno, abbandonato il campo e ritornati da Vitellio, liberarono tutti dalla vergogna di tradire.