Traduzione di Paragrafo 60, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Duces partium ut Carsulas venere, paucos ad requiem dies sumunt, donec aquilae signaque legionum adsequerentur. Et locus ipse castrorum placebat, late prospectans, tuto copiarum adgestu, florentissimis pone tergum municipiis; simul conloquia cum Vitellianis decem milium spatio distantibus et proditio sperabatur. Aegre id pati miles et victoriam malle quam pacem; ne suas quidem legiones opperiebantur, ut praedae quam periculorum socias. Vocatos ad contionem Antonius docuit esse adhuc Vitellio viris, ambiguas, si deliberarent, acris, si desperassent. Initia bellorum civilium fortunae permittenda: victoriam consiliis et ratione perfici. Iam Misenensem classem et pulcherrimam Campaniae oram descivisse, nec plus e toto terrarum orbe reliquum Vitellio quam quod inter Tarracinam Narniamque iaceat. Satis gloriae proelio Cremonensi partum et exitio Cremonae nimium invidiae: ne concupiscerent Romam capere potius quam servare. Maiora illis praemia et multo maximum decus, si incolumitatem senatui populoque Romano sine sanguine quaesissent. His ac talibus mitigati animi.

Traduzione all'italiano


I capi flaviani, una volta arrivati a Carsule, prendono qualche giorno di riposo, in attesa d’essere raggiunti da tutti i reparti delle legioni con le aquile e le insegne. Parve quella una località ideale per porre il campo, perché garantiva un’ampia visuale, sicuri rifornimenti per le truppe e floridi municipi posti alle spalle; inoltre, speravano in possibili colloqui e nel tradimento dei Vitelliani distanti appena dieci miglia. Ma questo non vedevano di buon occhio i soldati, preferendo essi la vittoria alla pace, e non volevano attendere neppure le loro legioni, con cui avrebbero dovuto dividere la preda più che i pericoli. Antonio li convoca, allora, in assemblea e spiega che Vitellio disponeva ancora di forze consistenti, di dubbia fedeltà, se si consentiva loro di scegliere, ma ostacolo temibile, se ridotte alla disperazione; che nelle guerre civili all’inizio ci si può anche affidare alla fortuna, ma che la vittoria si costruisce impiegando la ragione. Già la flotta del Miseno e la stupenda costa della Campania si sono staccate da Vitellio, cui ormai non resta, di tutta la terra, che la piccola parte compresa tra Terracina e Narni. Gloria sufficiente avevano mietuto nella battaglia di Cremona, e troppa impopolarità raccolto con la distruzione della città: non sognassero quindi di prendere Roma, invece di salvarla. Maggiore il premio e più grande ancora l’onore, se avessero assicurato l’incolumità al senato e al popolo romano senza bagni di sangue. Con questi ed analoghi argomenti li riportò alla calma.