Traduzione di Paragrafo 6, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Antonio vexillarios e cohortibus et partem equitum ad invadendam Italiam rapienti comes fuit Arrius Varus, strenuus bello, quam gloriam et dux Corbulo et prosperae in Armenia res addiderant. Idem secretis apud Neronem sermonibus ferebatur Corbulonis virtutes criminatus; unde infami gratia primum pilum adepto laeta ad praesens male parta mox in perniciem vertere. Sed Primus ac Varus occupata Aquileia <per> proxima quaeque et Opitergii et Altini laetis animis accipiuntur. Relictum Altini praesidium adversus classis Ravennatis <conatus>, nondum defectione eius audita. Inde Patavium et Ateste partibus adiunxere. Illic cognitum tris Vitellianas cohortis et alam, cui Sebosianae nomen, ad Forum Alieni ponte iuncto consedisse. Placuit occasio invadendi incuriosos; nam id quoque nuntiabatur. Luce prima inermos plerosque oppressere. Praedictum ut paucis interfectis ceteros pavore ad mutandam fidem cogerent. Et fuere qui se statim dederent: plures abrupto ponte instanti hosti viam abstulerunt. Principia belli secundum Flavianos data.

Traduzione all'italiano


Compagno di Antonio, il quale trascinava con sé, in rapida corsa, a invadere l’Italia, distaccamenti di fanteria e una parte dei cavalieri, fu Arrio Varo, un valoroso, che s’era guadagnato un nome nelle campagne agli ordini di Corbulone e coi successi ottenuti in Armenia. Ma girava anche la voce che costui, in colloqui segreti con Nerone, avesse rovesciato in accuse i meriti di Corbulone, donde l’infame ricompensa del grado di centurione primipilo; però la momentanea gioia di quell’avanzamento, ottenuto per bieche vie, si risolse più tardi nella sua rovina. Comunque sia, Primo e Varo, occupata Aquileia, vengono festosamente accolti nelle località vicine a Oderzo e ad Altino. Ad Altino lasciano un presidio per fronteggiare eventuali attacchi della flotta di Ravenna, non sapendo ancora della sua defezione. Guadagnarono poi alla loro causa Padova ed Este. In quest’ultima località seppero che tre coorti vitelliane e l’ala chiamata Sebosiana s’erano attestate a Foro Alieno, dopo aver gettato un ponte di barche. Decisero, sulla base di informazioni attestanti la scarsa vigilanza di quei reparti, di cogliere l’occasione per un attacco di sorpresa. Li colsero quasi tutti, senz’armi, alle prime luci dell’alba. L’ordine impartito in precedenza era di ucciderne pochi e di costringere gli altri con la paura a mutare bandiera. Non mancò chi s’arrendesse subito, ma i più, tagliato il ponte, impedirono il passaggio al nemico incalzante.