Traduzione di Paragrafo 59, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Ut terrorem Italiae possessa Mevania ac velut renatum ex integro bellum intulerat, ita haud dubium erga Flavianas partis studium tam pavidus Vitellii discessus addidit. Erectus Samnis Paelignusque et Marsi aemulatione quod Campania praevenisset, ut in novo obsequio, ad cuncta belli munia acres erant. Sed foeda hieme per transitum Appennini conflictatus exercitus, et vix quieto agmine nives eluctantibus patuit quantum discriminis adeundum foret, ni Vitellium retro fortuna vertisset, quae Flavianis ducibus non minus saepe quam ratio adfuit. Obvium illic Petilium Cerialem habuere, agresti cultu et notitia locorum custodias Vitellii elapsum. Propinqua adfinitas Ceriali cum Vespasiano, nec ipse inglorius militiae, eoque inter duces adsumptus est. Flavio quoque Sabino ac Domitiano patuisse effugium multi tradidere; et missi ab Antonio nuntii per varias fallendi artis penetrabant, locum ac praesidium monstrantes. Sabinus inhabilem labori et audaciae valetudinem causabatur: Domitiano aderat animus, sed custodes a Vitellio additi, quamquam se socios fugae promitterent, tamquam insidiantes timebantur. Atque ipse Vitellius respectu suarum necessitudinum nihil in Domitianum atrox parabat.

Traduzione all'italiano


Se l’occupazione di Mevania aveva terrorizzato l’Italia, quasi stesse per riaccendersi la guerra, la paurosa ritirata di Vitellio assicurava manifeste simpatie ai Flaviani. Sanniti, Marsi e Peligni, gelosi che la Campania li avesse preceduti, erano ansiosi di rispondere, come si fa con un nuovo padrone, a tutte le richieste imposte dalla guerra. Intanto all’esercito, messo a dura prova nel passaggio dell’Appennino da un inverno inclemente e costretto a lottare con la neve, pur nella sua marcia indisturbata, apparve evidente a quale rischio si sarebbe esposto, se la fortuna non avesse fatto indietreggiare Vitellio, quella fortuna che aveva accompagnato i comandanti flaviani non meno spesso delle loro sagge scelte operative. Lungo il cammino incontrarono Petilio Ceriale, sfuggito alle guardie di Vitellio grazie al suo travestimento da contadino e alla conoscenza dei luoghi. Quale stretto parente di Vespasiano e soldato di noto valore, venne accolto tra i capi. Molte fonti attestano che anche Flavio Sabino e Domiziano avrebbero avuto la possibilità di fuggire; inoltre emissari di Antonio, infiltratisi con vari espedienti e messisi in contatto con loro, indicavano luoghi sicuri e protezioni. Sabino adduceva lo stato di salute, che gli impediva fatiche e gesti intrepidi; a Domiziano non mancava il coraggio, ma Vitellio lo aveva circondato di guardie e, sebbene queste gli si offrissero compagne nella fuga, temeva che volessero attirarlo in una trappola. D’altra parte Vitellio, per riguardo verso i propri parenti, non stava preparando nessuna violenza a Domiziano.