Traduzione di Paragrafo 57, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Sed classem Misenensem (tantum civilibus discordiis etiam singulorum audacia valet) Claudius Faventinus centurio per ignominiam a Galba dimissus ad defectionem traxit, fictis Vespasiani epistulis pretium proditionis ostentans. Praeerat classi Claudius Apollinaris, neque fidei constans neque strenuus in perfidia; et Apinius Tiro praetura functus ac tum forte Minturnis agens ducem se defectoribus obtulit. A quibus municipia coloniaeque impulsae, praecipuo Puteolanorum in Vespasianum studio, contra Capua Vitellio fida, municipalem aemulationem bellis civilibus miscebant. Vitellius Claudium Iulianum (is nuper classem Misenensem molli imperio rexerat) permulcendis militum animis delegit; data in auxilium urbana cohors et gladiatores, quibus Iulianus praeerat. Ut conlata utrimque castra, haud magna cunctatione Iuliano in partis Vespasiani transgresso, Tarracinam occupavere, moenibus situque magis quam ipsorum ingenio tutam.

Traduzione all'italiano


La flotta del Miseno (tanto peso ha nelle guerre civili l’audacia dei singoli) fu trascinata alla defezione dal centurione Claudio Faventino, congedato con infamia da Galba, il quale, producendo una lettera contraffatta di Vespasiano, aveva loro promesso il premio del tradimento. Deteneva il comando della flotta Claudio Apollinare, né decisamente leale, né risoluto al tradimento; e Apinio Tirone, un ex pretore, allora per puro caso presente a Minturno, si offrì come capo ai ribelli. Costoro coinvolsero municipi e colonie, che mescolavano (come nel caso di Pozzuoli, decisamente schierata a favore di Vespasiano, mentre Capua restava fedele a Vitellio) rivalità municipali alla guerra civile. Ad accattivarsi l’animo dei soldati, Vitellio inviò Claudio Giuliano, che in precedenza aveva comandato, senza energia, la flotta del Miseno, e a sostegno gli vennero dati una coorte urbana e i gladiatori che egli stesso capeggiava. Quando le forze vennero in contatto fra loro, Giuliano non ci mise molto a passare dalla parte di Vespasiano e, uniti, occuparono Terracina, meglio difesa dalle mura e dalla posizione naturale che dalla capacità dei suoi uomini.