Traduzione di Paragrafo 55, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Vitellius ut e somno excitus Iulium Priscum et Alfenum Varum cum quattuordecim praetoriis cohortibus et omnibus equitum alis obsidere Appenninum iubet; secuta e classicis legio. Tot milia armatorum, lecta equis virisque, si dux alius foret, inferendo quoque bello satis pollebant. Ceterae cohortes ad tuendam urbem L. Vitellio fratri datae: ipse nihil e solito luxu remittens et diffidentia properus festinare comitia, quibus consules in multos annos destinabat; foedera sociis, Latium externis dilargiri; his tributa dimittere, alios immunitatibus iuvare; denique nulla in posterum cura lacerare imperium. Sed vulgus ad magnitudinem beneficiorum hiabat, stultissimus quisque pecuniis mercabatur, apud sapientis cassa habebantur quae neque dari neque accipi salva re publica poterant. Tandem flagitante exercitu, qui Mevaniam insederat, magno senatorum agmine, quorum multos ambitione, pluris formidine trahebat, in castra venit, incertus animi et infidis consiliis obnoxius.

Traduzione all'italiano


A questo punto Vitellio, come risvegliatosi dal sonno, dà ordine a Giulio Prisco e ad Alfeno Varo di bloccare l’Appennino con quattordici coorti pretorie e con tutta la cavalleria. Li seguì una legione di soldati di marina. Tante migliaia di armati, tanti reparti scelti di fanti e cavalieri potevano bastare anche per riprendere l’offensiva, ma ci voleva un altro a comandarli. Le altre coorti le affidò, per la difesa di Roma, al fratello Lucio Vitellio. Quanto al principe, senza rinunciare alle solite crapule, e reso sollecito dalla diffidenza, teneva i comizi in anticipo onde designare i consoli per una serie di anni; elargiva concessioni agli alleati e il diritto latino agli stranieri; agli uni condonava tributi, gli altri aiutava con esenzioni: incurante dell’avvenire, sfasciava l’impero. Il popolino restava incantato a guardare quella profusione di benefici e i più sciocchi li compravano con denaro sonante, ma le persone assennate consideravano privi di valore quei favori che si potevano dare e ricevere solo a patto di colpire a morte lo stato. Infine, dopo insistenti pressioni dell’esercito stanziato a Mevania, con gran seguito di senatori, trascinati molti dall’ambizione, i più dalla paura, si recò all’accampamento, pieno di incertezze e facile preda di malfidi consigli.