Traduzione di Paragrafo 51, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Celeberrimos auctores habeo tantam victoribus adversus fas nefasque inreverentiam fuisse ut gregarius eques occisum a se proxima acie fratrem professus praemium a ducibus petierit. Nec illis aut honorare eam caedem ius hominum aut ulcisci ratio belli permittebat. Distulerant tamquam maiora meritum quam quae statim exolverentur; nec quidquam ultra traditur. Ceterum et prioribus civium bellis par scelus inciderat. Nam proelio, quo apud Ianiculum adversus Cinnam pugnatum est, Pompeianus miles fratrem suum, dein cognito facinore se ipsum interfecit, ut Sisenna memorat: tanto acrior apud maiores, sicut virtutibus gloria, ita flagitiis paenitentia fuit. Sed haec aliaque ex vetere memoria petita, quotiens res locusque exempla recti aut solacia mali poscet, haud absurde memorabimus.

Traduzione all'italiano


Secondo autorevoli fonti, nei vincitori era tale il disprezzo per ogni principio elementare del giusto e dell’ingiusto che un semplice cavaliere, dichiarandosi uccisore del fratello nell’ultima battaglia, chiese ai comandanti un premio. Il diritto umano non consentiva loro di onorare un assassino, né le ragioni della guerra di punirlo. Così rimandarono la decisione, con la scusa che meritava più di quanto potessero dargli sul momento. Sul seguito non si seppe nulla. Si trattava peraltro di un crimine già verificatosi in una guerra civile dei tempi passati: nella battaglia combattuta contro Cinna presso il Gianicolo, un soldato pompeiano, come racconta Sisenna, uccise il proprio fratello, ma poi, scoperto il proprio misfatto, si diede la morte: tanto più viva era nei nostri antenati la gloria per i meriti e il rimorso per la colpa. E cadrà sempre a proposito ricordare questi e altri fatti, tratti dalla storia antica, ogniqualvolta l’occasione offerta dagli avvenimenti richieda un esempio di bene o un conforto al male.