Traduzione di Paragrafo 5, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Ceterum ut transmittere in Italiam impune et usui foret, scriptum Aponio Saturnino, cum exercitu Moesico celeraret. Ac ne inermes provinciae barbaris nationibus exponerentur, principes Sarmatarum Iazugum, penes quos civitatis regimen, in commilitium adsciti. Plebem quoque et vim equitum, qua sola valent, offerebant: remissum id munus, ne inter discordias externa molirentur aut maiore ex diverso mercede ius fasque exuerent. Trahuntur in partis Sido atque Italicus reges Sueborum, quis vetus obsequium erga Romanos et gens fidei ~commissior~ patientior. Posita in latus auxilia, infesta Raetia, cui Porcius Septiminus procurator erat, incorruptae erga Vitellium fidei. Igitur Sextilius Felix cum ala Auriana et octo cohortibus ac Noricorum iuventute ad occupandam ripam Aeni fluminis, quod Raetos Noricosque interfluit, missus. Nec his aut illis proelium temptantibus, fortuna partium alibi transacta.

Traduzione all'italiano


In ogni modo, perché il passaggio in Italia fosse sicuro e utile, scrissero ad Aponio Saturnino che s’affrettasse con l’esercito della Mesia. E per non esporre le province sguarnite di truppe all’assalto di popolazioni barbare, chiamarono a collaborare, inquadrandoli nell’esercito, i capi dei Sarmati Iazigi, che avevano nelle loro mani il controllo di quel paese. Offrirono essi anche i loro sudditi e un’orda di cavalieri, loro unica forza effettiva; ma l’offerta fu declinata perché, nel mezzo delle discordie fra Romani, non tentassero manovre ostili dall’esterno, o perché, attratti da compensi maggiori offerti dall’avversario, non sovvertissero ogni norma umana e divina. Ci si garantì l’appoggio dei re Svevi Sidone e Italico, particolarmente devoti a Roma da lunga data e popolo più disposto a rispettare la parola data che a subire degli ordini. Reparti ausiliari furono dislocati sul fianco, alle frontiere della Rezia, ostile, perché governata dal procuratore Porcio Settimino, incrollabilmente fedele a Vitellio. Perciò inviarono Sestilio Felice con l’ala di cavalleria Auriana e otto coorti di fanteria appoggiate dai giovani del Norico, a occupare la riva dell’Eno, che scorre fra Rezia e Norico. Nessuno dei due volle tentare lo scontro e la sorte delle parti in contesa si giocò altrove.