Traduzione di Paragrafo 42, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Digresso Valente trepidos, qui Ariminum tenebant, Cornelius Fuscus, admoto exercitu et missis per proxima litorum Liburnicis, terra marique circumvenit: occupantur plana Umbriae et qua Picenus ager Hadria adluitur, omnisque Italia inter Vespasianum ac Vitellium Appennini iugis dividebatur. Fabius Valens e sinu Pisano segnitia maris aut adversante vento portum Herculis Monoeci depellitur. Haud procul inde agebat Marius Maturus Alpium maritimarum procurator, fidus Vitellio, cuius sacramentum cunctis circa hostilibus nondum exuerat. Is Valentem comiter exceptum, ne Galliam Narbonensem temere ingrederetur, monendo terruit; simul ceterorum fides metu infracta.

Traduzione all'italiano


La partenza di Valente lasciò disorientati i reparti che tenevano Rimini, e qui Cornelio Fusco, venuto ad affrontarli con l’esercito, dopo l’invio di navi liburniche lungo la costa vicina, li assediò per terra e per mare. Vengono occupate le piane dell’Umbria e la parte del Piceno bagnata dall’Adriatico, sicché tutta l’Italia si trovava a essere divisa in due, fra Vespasiano e Vitellio, dalla catena dell’Appennino. Fabio Valente, salpato dal golfo di Pisa, a causa di una bonaccia o dei venti contrari, viene sospinto a Porto d’Ercole Moneco, non lontano da dove si trovava il procuratore delle Alpi Marittime, Mario Maturo, che, fedele a Vitellio, benché tutti lì attorno fossero passati al nemico, non aveva ancora tradito il suo giuramento. Egli accolse amichevolmente Valente, ma lo sconsigliò in modo categorico dall’avventurarsi nella Gallia Narbonense; intanto la paura aveva disgregato la fedeltà di tutti gli altri.