Traduzione di Paragrafo 41, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Missis ad Vitellium litteris auxilium postulat. Venere tres cohortes cum ala Britannica, neque ad fallendum aptus numerus neque ad penetrandum. Sed Valens ne in tanto quidem discrimine infamia caruit, quo minus rapere inlicitas voluptates adulteriisque ac stupris polluere hospitum domus crederetur: aderant vis et pecunia et ruentis fortunae novissima libido. Adventu demum peditum equitumque pravitas consilii patuit, quia nec vadere per hostis tam parva manu poterat, etiam si fidissima foret, nec integram fidem attulerant; pudor tamen et praesentis ducis reverentia morabatur, haud diuturna vincla apud pavidos periculorum et dedecoris securos. Eo metu cohortis Ariminum praemittit, alam tueri terga iubet: ipse paucis, quos adversa non mutaverant, comitantibus flexit in Umbriam atque inde Etruriam, ubi cognito pugnae Cremonensis eventu non ignavum et, si provenisset, atrox consilium iniit, ut arreptis navibus in quamcumque partem Narbonensis provinciae egressus Gallias et exercitus et Germaniae gentis novumque bellum cieret.

Traduzione all'italiano


Spedisce un messaggio a Vitellio sollecitando rinforzi. Gli arrivano tre coorti ausiliarie con un’ala di cavalleria britannica: troppe, per passare inosservate, troppo poche per sfondare le linee nemiche. Nel frattempo Valente, anche in una situazione tanto critica, riuscì a coprirsi di infamia, per aver estorto piaceri illeciti e per aver insozzato le case degli ospiti con adulterii e stupri: ma dalla sua stavano la violenza, il denaro e la sfrenatezza estrema di una fortuna vicina al crollo. All’arrivo di fanti e cavalieri, risultò finalmente l’assurdità del suo piano: impossibile passare per le linee nemiche con forze così esigue, quand’anche di provata fiducia, cosa che non garantivano affatto: ora le tratteneva un senso di vergogna e il rispetto per il comandante presente, ma sono questi freni labili per uomini timorosi dei pericoli e indifferenti al disonore. Ciò appunto sospettando, manda avanti le coorti a Rimini e assegna ai cavalieri il compito di coprire loro le spalle; quanto a sé, con quei pochi che le avversità non avevano mutato, piegò verso l’Umbria e quindi si diresse in Etruria. Qui conobbe l’esito della battaglia di Cremona e allora concepì un piano ardimentoso, che, se fosse riuscito, avrebbe avuto conseguenze terribili: impadronirsi di alcune navi, sbarcare in un punto qualsiasi della provincia Narbonense e sollevare a una nuova guerra gli eserciti e le popolazioni delle Gallie e della Germania.